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Galleria San Lorenzo, Premio Patrizia Barlettani NEXT_GENERATION

Andreea Hartea Raluca: L’inconscio fa scacco in dodici mosse, 15-28 settembre 2011, Galleria San Lorenzo di Milano

Dal 15 al 28 settembre 2011, mostra personale di Andreea Hartea Raluca “L’inconscio fa scacco in dodici mosse” alla Galleria San Lorenzo di Milano (CLICCA:MAPPA). Andreea Hartea Raluca ha vinto la II edizione del Premio Patrizia Barlettani NEXT_GENERATION (link al sito del premio). Non entriamo nel merito della “psicologia analogica” di Stefano Benemeglio  e studiata – con tanto di master – da Andreea Hartea Raluca (qui il link al sito, se cercate informazioni dettagliate) ne’ del progetto specifico della mostra, perché vengono chiariti in maniera efficace dal testo di Ivan Quaroni, curatore della mostra, che qui pubblichiamo.

Ci interessa soffermarci sul tratto di questa  giovane artista di origine rumena. Anzi, il tratto dell’artista ci impone di soffermarci. Di arrestare per breve tempo – letteralmente – il tentativo di fuga dell’occhio (che vorrebbe, viziato com’è, saltare alle conclusioni) e renderlo più disponibile. Ce lo comanda, il disegno, ponendoci di fronte a una linea discontinua e che procede per tratti brutali di colore puro. Seguendo la nuvola della memoria viene naturale tornare all’incontro in un vagone di terza classe, tratta Chatou – Parigi, tra un ciclista e un fanatico di automobili. Giugno 1900, De Vlaminck – Derain. E tornano le parole ” cage aux fauves” – gabbia di belve – con le quali un certo Louis Vauxcelles si sentì in dovere di esorcizzare tutta quella libertà che gli artisti Belve stavano afferrando. Non avesse soggiornato anche un certo Matisse – in quella gabbia – l’esorcismo, probabilmente, avrebbe allontanato il demone. Sono passati centoundici anni e la pittura , come scrive Quaroni, “continua a sottrarsi a quel destino di morte più volte profetizzato”. Aggiungiamo: è viva ed energica e i giovani, come Andreea Hartea Raluca, sentono che il bandolo della matassa va riafferrato proprio nella stanza delle ombre: dove impalpabili figure attendono di entrare in possesso di un documento d’identità. Dove i titani – padroni delle nostre paure – vorrebbero ridurci in catene. Ben venga quest’onda Fauve. E sia ben esplorata questa mostra-terapia in 12 mosse.

L’inconscio fa scacco in dodici mosse
di Ivan Quaroni
L’occhio segue le vie che
nell’opera gli sono state disposte
(Paul Klee)

L’arte è, per definizione, un tipo di linguaggio capace di oltrepassare i confini del pensiero razionale, di scavalcare le strettoie del logos e, quindi, d’innescare processi di rappresentazione non convenzionali, che non sono immediatamente decrittabili. Intendiamoci, l’arte è comunque una forma di comunicazione, ma la sua è una grammatica traslata, in cui prevalgono figure metonimiche, metaforiche, allegoriche, che l’osservatore recepisce e assimila in modo sostanzialmente diverso dalle informazioni provenienti dalla parola scritta e dalla comunicazione dialogica. Le immagini, infatti, sono strutture complesse, multidimensionali che, in qualche misura, sfuggono a ogni tentativo di descrizione. Questo è anche il motivo per cui la pittura, che è arte immaginifica per eccellenza, continua a sottrarsi a quel destino di morte più volte profetizzato dai paladini delle avanguardie concettuali. Il suo mistero resta ineludibile, come una forza residuale, refrattaria, in grado di rappresentare le istanze più profonde e indicibili dell’essere umano. Non è un caso che una branca della psicologia, quella “analogica”, fondata a Roma nel 1978 da Stefano Benemeglio, affidi proprio alla rappresentazione, un ruolo fondamentale nella comprensione delle dinamiche mentali e, quindi, della terapia. L’analogia comporta un processo di conoscenza non verbale tipica degli artisti, i quali appunto pensano per immagini, traducendo le pulsioni inconsce in figure.
Andreea Hartea, parte proprio da qui, ossia dai suoi studi di psicologia analogica, per sviluppare l’idea di un dialogo costruttivo tra arte e terapia, un rapporto che prefigura un diverso tipo d’inferenza tra il soggetto che produce l’opera e l’osservatore che la fruisce. Le premesse di questo nuovo approccio, risiedono nella considerazione del fatto che, come afferma l’artista stessa, “solo il 5% delle cose che facciamo durante il giorno è dettato dalla parte conscia, mentre il restante 95% è frutto di scelte inconsce”. Lo stesso accade quando ci piace un determinato quadro, piuttosto di un altro. In tale prospettiva, l’adesione dell’osservatore a una particolare opera sarebbe il risultato di una corrispondenza analogica tra quel tipo d’immagine e il suo vissuto. Si tratta di una forma di riconoscimento avulsa dalle più consuete forme d’inferenza razionale, che affonda le radici nel magma subcosciente, il quale è notoriamente in grado di svolgere una quantità gigantesca di operazioni e ad una velocità migliaia di volte superiore a quelle svolte dalla coscienza razionale.

“L’inconscio fa scacco in 12 mosse”, titolo del progetto di Andreea Hartea, che si articola come un percorso in 12 tappe attraverso tre differenti livelli, costituisce una sperimentazione della validità delle teorie della psicologia analogica all’interno del dominio operativo della pittura e, per esteso, della rappresentazione artistica. Come una terapeuta, l’artista struttura il proprio intervento tramite l’individuazione di soggetti significativi, i quali riflettono simbolicamente i conflitti che avvengono all’interno di ogni individuo. Si tratta di un progetto che sottomette il linguaggio pittorico ad uno scopo più ambizioso di quello consistente semplicemente nel suscitare emozioni. Qui il fine è quello di rivelare all’osservatore il funzionamento dei suoi processi cognitivi più profondi. Il titolo, d’altra parte, è programmatico, poiché presuppone il coinvolgimento dell’individuo in almeno uno dei 12 momenti della mostra. Ma per predisporre questa sorta di discesa negli abissi del subcosciente, Andreea Hartea ha dovuto compiere una precisa scelta formale. Il suo stile sintetico, asciutto, minimale, che innerva la pasta pittorica nell’essenzialità della linea e che, per via di una continua interruzione della monocromia, frantuma le figure in un diagramma irriconoscibile, è il frutto di una scelta precisa. La comunicazione immediata, diretta, tramite una figurazione chiara ed esplicativa avrebbe, infatti, compromesso l’esperimento.
I dipinti di Hartea fluttuano in una dimensione mediana tra figurazione e astrazione, in una zona limbica, in cui l’immagine appare ancora in via di definizione, pur essendo perfettamente compiuta nella sostanza. Percettivamente, le opere dell’artista assumono una maggiore definizione quanto più ci allontaniamo da esse e – per una sorta di strana magia – l’occhio digitale della macchina fotografica sembra favorirne la lettura molto più di quanto faccia l’occhio umano, così indissolubilmente legato all’influenza della psiche. Proprio in questa, “singolare tenzone” tra l’opera e lo sguardo del riguardante, ma anche nella differenza cognitiva e ontologica degli osservatori, si consuma l’esperienza analogica. Per favorire il processo di “familiarità” o identificazione, Andreea Hartea usa un formato rettangolare basato sulla proporzione aurea, considerato per secoli un canone di bellezza assoluta. Entro questa cornice, sorta di geometrico strumento di captatio benevolentiae, l’artista allestisce una teoria di sfuggenti figure.

Il primo livello, diciamo pure l’ingresso a questo percorso esperienziale, è formato da un trittico di dipinti su fondo bianco, colore che corrisponde simbolicamente alla tabula rasa, al vuoto pneumatico che prelude all’esperienza. Qui si stagliano, come figure mitiche, tre personaggi emblematici della contemporaneità, il Presidente Barak Obama, Madre Teresa di Calcutta e la meno conosciuta Lulù Chua-Rubenfeld, figlia di quell’Amy Chua che ha elaborato una pedagogia incentrata sulla figura inflessibile della madre-tigre. Si tratta di una trinità simbolico-psicanalitica, nella quale è sintetizzato il rapporto del bambino con la conflittualità genitoriale.

Il livello successivo, caratterizzato dal colore rosso, che allude alla vita, alla forza e alla passione, cala il conflitto genitoriale, interno a ogni individuo, nella dimensione pratica della vita quotidiana. Il teatro dello scontro è un momento particolare della vita politica britannica, che vede su opposti versanti Margaret Thatcher e Gordon Brown sulla questione della moneta unica europea. Mentre la Lady di ferro, in linea con le istanze conservatrici, si opponeva all’euro, il laburista Brown, pur con qualche perplessità, valutava la possibilità di aderire. Non è, però, la politica l’oggetto dell’attenzione di Hartea, ma piuttosto la dinamica tra spinte tradizionali e trasgressive, che riverbera all’interno di ogni uomo.

Il terzo e ultimo livello, connotato dal colore nero e, dunque, dai sentimenti e dalle esperienze ad esso associati, raccoglie un più nutrito gruppo di opere. Sono sei dipinti che affrontano sei paure fondamentali dell’individuo e in cui, peraltro, la riconoscibilità delle figure diventa, se è possibile, ancora più aleatoria. Le immagini, traslate in episodi quotidiani e prosaici, ma con ciò non meno significativi, indagano temi come l’abbandono, il senso di colpa, la disistima, il timore del giudizio negativo, della solitudine e della morte, insomma tutta la gamma delle angosce e degli sgomenti che, come afferma l’artista, “sono innescate nell’infanzia, il momento passivo dell’individuo, e che in seguito condizionano il corso della sua vita”. Anche dal punto di vista logistico, Andreea Hartea intesse una corrispondenza simbolica con i tre livelli del percorso, collocando i primi due (bianco e rosso) al piano d’ingresso della galleria, rischiarato dalla luce diurna, e il terzo (nero) al piano inferiore, evocativo della dimensione sotterranea e ctonia del subconscio.
In definitiva, con il suo uso strumentale della pittura, “L’inconscio fa scacco in 12 mosse” dimostra di essere un progetto di difficile classificazione nel panorama delle ricerche contemporanee. Un progetto liminare, spurio, che muove dai tradizionali confini dell’estetica e sconfina, inevitabilmente, nell’affascinante regno delle nuove applicazioni cognitive, finendo, così, per ridefinire anche il ruolo dell’artista del Terzo Millennio.

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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PEAU D’ARTS PARIS – MANON MORIN

Manon Morin
Peau d'Arts Paris, a cura di Manon Morin - Mur d'arts contemporains pour artistes, intervenants de l'art et toutes personnes qui aiment les arts. facebook.com/millemots
galerie talmart paris
Vernissage de JIZO, DIVINITE JAPONAISE de Jean-Marc Forax - 1er juin au 7 juillet 2012 - Une série de dessins aquarelles de Jizo, personnage japonais qu'on trouve sur les routes, divinité qui accompagne gaiment les enfants injustement punis.  Avec une vidéo de Shunsuke François Nanjo, et sonorisation de Hogo. Galerie TALMART - 22, rue du Cloître Saint-Merri, 75004 Paris - http://www.galerietalmart.com/

MILANO
FONDAZIONI
SPAZI ESPOSITIVI



Biblioteca di via Senato
Via Senato 14 | t. 0276215318
Info e programmi su www.bibliotecadiviasenato.it

Centre culturel français de Milan
Corso Magenta 63 | t. 02 4859191
Info e programmi su http://www.culturemilan.com

Hangar Bicocca - Spazio d’arte contemporanea
Via Chiese 2 (traversa di Viale Sarca) | t. 02 853531764
Info e programmi su http://www.hangarbicocca.it

Fabbrica del Vapore
Viale Procaccini 4 | t. 02 88464102
Info e programmi su http://www.fabbricadelvapore.org

Fondazione Alessandro Durini - Palazzo Durini
Via Santa Maria Valle 2 | t. 02 8053029
Info e programmi su http://www.fondazionedurini.com

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 | t. 02 29419232
Info e programmi su
http://www.fondazionemarconi.org

Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 | t. 02 878197
Info e programmi su
http://www.mazzotta.it

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 | t. 02 29409633
Info e programmi su
http://www.mudima.net

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35 | t. 02 89075394
Info e programmi su
fondazionearnaldopomodoro.it

Fondazione Prada
Via Fogazzaro 36 | t. 02 54670216
Info e programmi su
http://www.fondazioneprada.org

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61 | t. 02 45462411
Info e programmi su
http://www.stelline.it

Fondazione Nicola Trussardi
t. 02 8068821
Info e programmi su
fondazionenicolatrussardi.com

Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1 | t. 02 581188067
Info e programmi su
http://www.formafoto.it

Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59 | t. 02 48008015
Info e programmi su
http://www.creval.it

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese 95 | t. 02 89420019
Info e programmi su
http://www.museodiocesano.it

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 | t. 02 796334
Info e programmi su
http://www.museopoldipezzoli.it

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. da Vinci
Via San Vittore 21 | t. 02 485551
Info e programmi su
http://www.museoscienza.org

Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Viale Filippo Turati 34 | tel. 02 6551455
Info e programmi su
http://www.lapermanente-milano.it

Spazio Oberdan
t. 02 77406300/6302
Viale Vittorio Veneto 2, ang. Piazza Oberdan
Info e programmi su
www.provincia.milano.it/cultura

Triennale Bovisa
Via Lambruschini 31, ang. Via Codigoro | t. 02 724341
Info e programmi su
http://www.triennalebovisa.it

Triennale di Milano
Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6 | t. 02 724341
Info su http://www.triennale.it 
www.triennaledesignmuseum.it

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