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Joshef Matè – I giardini di una infanzia mai vissuta: SPAZIO ZERO, Gallarate

Joshef Matè, The factory of trees - clic x ingrandire

I giardini di una infanzia mai vissuta. Opere di Joshef Matè. SPAZIO ZERO, Gallarate (clicca: MAPPA). Dal 12 al 27 novembre, inaugurazione sabato 12 novembre 2011 alle ore 18.00. COMUNICATO STAMPA, segue TESTO di Cristina Palmieri. Il mese prossimo Matè inaugurerà una personale anche all’Agorà Gallery di New York (clic: LINK).- – Tela, tavola, lamiera, poco importa! I colori scorrono, si mescolano, si intrecciano, diventano materia. Cantano la libertà di trovare un luogo dove l’idea, fatta immagine, cattura l’istante. Questa è l’opera di Joshef Matè. Grandi campi liberi che raccontano “I giardini di una infanzia mai vissuta.

Una selezione di opere nuove ed inedite organizzata da Metamusa Arte ed Eventi Culturali e curata da Cristina Palmieri che spiega «L’esperienza artistica di Joshef Matè ha, come testimonia il titolo di questa mostra antologica, radici lontane, nell’inquietudine di un’adolescenza vissuta alla ricerca di una possibilità di incanalare la propria vivacità espressiva, di trovare un linguaggio che riassumesse i numerosi stimoli provenienti dallo studio della storia dell’arte, ma anche dall’attualità di un mondo circostante così ricco di provocazioni ed immagini. Matè è sempre stato attratto da svariate modalità di comunicazione, come vedremo nel procedere dell’analisi delle sue opere. Ha sperimentato, pur da autodidatta, ma con un’attenzione unica alle tecniche dei più importanti artisti del secolo appena conclusosi; ha ricercato uno stile che potesse liberare il desiderio di raccontare il suo mondo. L’iter non è stato semplice, tutt’altro».

Joshef Matè, The factory of trees - clic x ingrandire

L’esperienza artistica di Joshef Matè trae origine dall’intimo dialogo con la natura «La trascrizione delle impressioni e suggestioni che sin dall’infanzia lo colpiscono di quanto lo circonda, dei magnifici colori di un campo fiorito, delle particolari e sempre diverse forme di un albero secolare, degli azzurri del cielo nelle abbacinati giornate estive e primaverili, ma anche dei grigi della Milano avvolta in caliginose giornate di nebbie e smog, è stata il proposito che ha portato allo studio di una pittura che divenga memoria,  traducendo il reale in segni, colori, “correlativi oggettivi”.

Joshef Matè nasce a Carate Brianza. L’arte accompagna da sempre la sua vita anche se recente è il suo mostrarsi al pubblico. Dapprima artista writer, poi passato alla tela, all’entusiasmo nei confronti dell’informale e dei suoi più importanti esponenti, tra cui Mario Schifano, suo riconosciuto maestro. Come egli stesso sostiene la pittura gli viene incontro, è gesto naturale, necessità vitale che si esprime in maniera disinvolta al contempo raffinata.

Joshef Matè, Belong - clic x ingrandire

I giardini di una infanzia mai vissuta. Opere di Joshef Matè
SPAZIO ZERO, via Ronchetti n. 6 Gallarate VA, tel./fax 0331.777472
Dal 12 al 27 novembre 2011 – Inaugurazione sabato 12 novembre alle ore 18.00
Orario: da martedì a sabato 17.00-19.00, domenica 10.00-12.00/17.00-19.00; lunedì chiuso, ingresso libero

Per ogni informazione: METAMUSA, via C. Battisti, 9 – 21013 Gallarate (Va), Tel. 0331 777472, info@metamusa.it    www.metamusa.it 

Blog di Joshef Matè: http://jo-mate.blogspot.com/

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TESTO di Cristina Palmieri:  JOSHEF  MATE’ – “I GIARDINI DI UN’INFANZIA MAI VISSUTA” 

Joshef Matè, New York - clic x ingrandire

L’esperienza artistica di Joshef Matè ha –  come testimonia il titolo di questa mostra antologica – radici lontane, nell’inquietudine di un’adolescenza vissuta alla ricerca di una possibilità di incanalare la propria vivacità espressiva, di trovare un linguaggio che riassumesse i numerosi stimoli provenienti dallo studio della storia dell’arte, ma anche dall’attualità di un mondo circostante così ricco di provocazioni ed immagini. Le avanguardie storiche prima e l’esperienza della pop art poi hanno originato, negli artisti nati tra gli anni Sessanta e Settanta, la consapevolezza che molteplici possono essere le sollecitazioni utili a maturare un’originale creatività. Possono provenire dal mondo dei media, della pubblicità, dei fumetti, dei cartoons altrettanto legittimamente che dal mondo dell’arte tout court.

Matè è sempre stato attratto da svariate modalità di  comunicazione, come vedremo nel procedere dell’analisi delle sue opere. Ha sperimentato, pur da autodidatta, ma con un’attenzione unica alle tecniche dei più importanti artisti del secolo appena conclusosi; ha ricercato uno stile che potesse liberare il desiderio di raccontare il suo mondo. L’iter non è stato semplice, tutt’altro. Travagliato come la sua vita, segnata dall’ evento, doloroso ma formativo, della malattia, lo ha portato ad aderire in prima istanza all’esperienza della “Street Art”, forse l’ultimo vero movimento artistico del Novecento. Come molti ragazzi  ha perciò individuato spazi cittadini, non-luoghi possibili, che ospitassero l’urgenza di racconto che la sua generazione ha vissuto. Un racconto che può sembrare scontato, ma che spesso, invece, è un’affabulazione che – talvolta inconsapevolmente –  fonde linguaggi  ed esperimenti semiotici plurimi, al crocevia di  eterogenei e diversi approcci comunicativi, i quali hanno avuto un’affermazione travolgente nel gusto visivo della società tradizionale.

Joshef Matè, Le città dei giochi - clic x ingrandire

Solo negli ultimi anni, però, Matè ha ripreso con decisione e continuità a dipingere, raggiungendo una maturazione linguistica che,  conquistata con assoluta lucidità e senza mai abdicare alla necessità di indagare e sperimentare nuove tecniche e formule pittoriche, consente di inserirlo nella definizione di un preciso orientamento,  quello del complesso e composito quadro dell’ “Informel”. Non però quell’Informale ormai inflazionato e omologante che oggi molti rincorrono e che pare divenuto puro decorativismo seriale.

Se osserviamo infatti le opere proposte in questa mostra, anche nella loro appartenenza a diversi momenti di ricerca, che propongono eterogenei temi e ipotesi compositive, riscontriamo la costante attenzione dell’artista ai trattamenti materici. Joshef non si affida mai alle casuali potenzialità espressive insite, appunto, nella materia. Gli stucchi, i cementi, il colore stesso (diversi i pigmenti utilizzati, dagli acrilici, agli oli, agli smalti) nelle sue alchemiche sovrapposizioni e dissoluzioni,  sono piuttosto governati nel loro farsi immagine.  E’ chi crea che agisce sino a modulare una segreta geografia di tracce, nel tentativo di enunciare sulla superficie dell’opera una varietà di trame, spessori, aspetti formali che si intersecano in una dialettica  che diviene, per chi osserva, un’affascinante percorso di lettura, il quale non può che farsi, esso stesso, invenzione di suggestioni infinite.

L’immagine che viene componendosi – e che presuppone un’esecuzione lenta e paziente, contrariamente a quanto l’esito potrebbe far presumere – pare quasi un insieme di trame lasciate sullo spazio misterioso da un’avventura dello spirito. Questa infatti, da sempre, pur nella varietà di esiti e approdi, la caratteristica dell’arte informale. Matè ha però reagito ad essa ricercando da subito le modalità per evocare sul magma cromatico, segnico e materico un sembiante riconoscibile, un richiamo preciso alla figurazione, creando una compiutezza che prevede, su uno spazio indeterminato, fatto di sfondi liberi e spesso volutamente “maltrattati”, la cristallizzazione di forme che testimoniano la capacità di registrare lo slancio di una fantasia provocata dall’emozione, ma subito lucidamente scrutata, sino a divenire cadenzata nei termini di una precisa struttura evocativa e figurale.

L’esperienza artistica di Joshef, infatti, prende sempre avvio dal dialogo con la natura. La trascrizione delle impressioni e suggestioni che sin dall’infanzia lo colpiscono di quanto lo circonda, dei magnifici colori di un

Joshef Matè, Le città dei giochi - clic x ingrandire

campo fiorito, delle particolari e sempre diverse forme di un albero secolare, degli azzurri del cielo nelle abbacinati giornate estive e primaverili, ma anche dei grigi della Milano avvolta in caliginose giornate di nebbie e smog, è stata il proposito che ha portato allo studio di una pittura che divenga memoria,  traducendo il reale in segni, colori, “correlativi oggettivi”  – come già ebbi a scrivere –  di tutto un sentimento del mondo, di quell’incanto che il creato, anche un banale campo fiorito, scatenano nel suo desiderio di potersi appropriare di quanto la malattia gli ha sottratto. Le opere presentate in questa mostra, appartenenti alla serie de “ I campi liberi”, de “La fabbrica degli alberi”,  de “Le città dei giochi”, raccontano di una giovinezza non vissuta, spiata attraverso “una finestra chiusa dietro il proprio dolore e la propria sofferenza”

Le immagini che si creano quindi sulle tele, sulle carte, sui vari supporti utilizzati per dipingere (addirittura vecchi ripiani di scaffalature in lamiera ) sono parvenze di ricordi, frammenti soffusi di emozioni. I colori accesi ed intensi di certi campi liberi, o di alcune opere della serie “La fabbrica degli alberi”, de  “ Le città dei giochi” non possono che rivelare la  “joie de vivre” di un animo che ha conservato dentro di sé intatto l’incanto di chi osserva il mondo nel desiderio di coglierne ogni grazia, senza mai dare nulla per scontato. Ma Matè sa anche testimoniarci la poesia e la delicatezza di atmosfere più pacate e melanconiche. Quelle che scopriamo nei suoi lavori in bianco e nero, o nei monocromi a smalto. Qui la pittura, quasi paesaggio mentale, pare invece divenire una parafrasi, più ricercata ed intellettuale, del deserto della solitudine.  Come fosse una costante che descrive uno stato di inquietudine, di tensione, di decantazione,  quella che comunque alberga in ognuno di noi nel nostro diuturno attraversare la vita alla ricerca di risposte possibili. Questi lavori sono spogliati di ogni inutile ridondanza, attraversati da un’atmosfera surreale, che comunica un silenzio crepuscolare, quasi di vuoto, oggettivo ed esistenziale. I fiori squillanti di altre tele, in quelle in bianco e nero, si fanno a momenti  deboli tracce, gli alberi sottili segni che ricordano la pittura orientale, mai gridata, sempre contenuta, ricercata in ogni minuzioso tratto. Il colore pare destinato ad un ruolo secondario, mentre ad interessare è  la ricerca segnica, in cui la gestualità è pressoché del tutto assente a favore di disegni dai tratti più puntuali, su fondi dalla matericità in nessun caso eccessiva, raffinata,  giocati su tonalità che si limitano alle varie sfumature di bianchi e grigi molto chiari, come se le intuizioni che soggiacciono all’opera fossero più fuggevoli, impalpabili e remote.

Joshef Matè, Le città dei giochi - clic x ingrandire

Novità assoluta presentata in questa mostra sono le opere dal titolo “Le città dei giochi”. Città ideali che ricordano nell’impianto e nelle strutture forme essenziali dell’urbanistica. In esse le tecniche tipiche dell’informale rimangono sullo sfondo, nel vero senso della parola. I fondi di Matè infatti restano i medesimi. I colori che li caratterizzano sono giocati però su tonalità tenui. Su queste si inseriscono, come accennato, forme geometriche tipiche dell’astrattismo. Figure precise, dai contorni netti e dai colori accesi e vivaci, vistosi. Rossi, gialli, blu, arancioni, verdi. Sono il simbolo dell’infanzia e della sua spensierata allegria. Ma anche delle moderne metropoli che paiono spesso trasformarsi in fagocitanti città dei balocchi.

Le costruzioni pittoriche di questo artista, per concludere, più che a fatti espressivi e di mimesi, o trasfigurazione delle forme reali, rispondono ad esigenze più profonde, ad un’idea di pittura che sottende una visione proiettata nel recupero di plurime esperienze e linguaggi, alla ricerca del simbolo, del rinvenimento di quella energia spirituale che lo rende quasi sacro. Joseph si muove all’interno della storia dell’arte e della comunicazione mediatica del nostro tempo nella volontà di trovare una cifra estetica che sintetizzi la grande esperienza dell’astrattismo americano, il quale interpreta la pittura come automatismo compulsivo (action paintig), con quella dell’informale europeo, molto più meditato e meno immediato,  ma anche con la lezione di artisti come Mario Schifano, di cui si riecheggia spesso la modalità di stesura del colore. Lo scavo nell’intimo di una pittura  ora immediata ora meditata e controllata porta infatti l’artista alla scoperta di un proprio microcosmo in cui tutto – da potenzialmente inerme – diventa vivo e palpabile.

CRISTINA PALMIERI

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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Alla Fondazione Stelline di Milano la mostra  di Forgioli fino al 13 ottobre 2012
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- Una mozione di eccentricità - scrive Bonora - e, ad un tempo, di centralità: Attilio Forgioli, eccentrico rispetto alla dominante ed estenuata cronaca Postmoderna, ma centrale quanto all’iconicità storica, appare con un acuto di consistenza metafisica che, mentre intrattiene anche su contenuti “effimeri” (le scarpe, le bistecche, ecc.), li propone con la densità iconica che colma l’aspettativa estetica. > LEGGI >>
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Marino Marini, Giocoliere, 1953, bronzo, h cm 45, Studio Guastalla per Museo Tattile Statale Omero Ancona, Milano arte e cultura
Studio Guastalla di Milano contribuisce
all'ampliamento della collezione del
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Potrete vedere e toccare il Giocoliere di Marino Marini e altre opere da giovedì 15 giugno 2012, ore 17 presso le sale del Museo Omero alla Mole Vanvitelliana >>>

PEAU D’ARTS PARIS – MANON MORIN

Manon Morin
Peau d'Arts Paris, a cura di Manon Morin - Mur d'arts contemporains pour artistes, intervenants de l'art et toutes personnes qui aiment les arts. facebook.com/millemots
galerie talmart paris
Vernissage de JIZO, DIVINITE JAPONAISE de Jean-Marc Forax - 1er juin au 7 juillet 2012 - Une série de dessins aquarelles de Jizo, personnage japonais qu'on trouve sur les routes, divinité qui accompagne gaiment les enfants injustement punis.  Avec une vidéo de Shunsuke François Nanjo, et sonorisation de Hogo. Galerie TALMART - 22, rue du Cloître Saint-Merri, 75004 Paris - http://www.galerietalmart.com/

MILANO
FONDAZIONI
SPAZI ESPOSITIVI



Biblioteca di via Senato
Via Senato 14 | t. 0276215318
Info e programmi su www.bibliotecadiviasenato.it

Centre culturel français de Milan
Corso Magenta 63 | t. 02 4859191
Info e programmi su http://www.culturemilan.com

Hangar Bicocca - Spazio d’arte contemporanea
Via Chiese 2 (traversa di Viale Sarca) | t. 02 853531764
Info e programmi su http://www.hangarbicocca.it

Fabbrica del Vapore
Viale Procaccini 4 | t. 02 88464102
Info e programmi su http://www.fabbricadelvapore.org

Fondazione Alessandro Durini - Palazzo Durini
Via Santa Maria Valle 2 | t. 02 8053029
Info e programmi su http://www.fondazionedurini.com

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 | t. 02 29419232
Info e programmi su
http://www.fondazionemarconi.org

Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 | t. 02 878197
Info e programmi su
http://www.mazzotta.it

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 | t. 02 29409633
Info e programmi su
http://www.mudima.net

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35 | t. 02 89075394
Info e programmi su
fondazionearnaldopomodoro.it

Fondazione Prada
Via Fogazzaro 36 | t. 02 54670216
Info e programmi su
http://www.fondazioneprada.org

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61 | t. 02 45462411
Info e programmi su
http://www.stelline.it

Fondazione Nicola Trussardi
t. 02 8068821
Info e programmi su
fondazionenicolatrussardi.com

Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1 | t. 02 581188067
Info e programmi su
http://www.formafoto.it

Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59 | t. 02 48008015
Info e programmi su
http://www.creval.it

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese 95 | t. 02 89420019
Info e programmi su
http://www.museodiocesano.it

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 | t. 02 796334
Info e programmi su
http://www.museopoldipezzoli.it

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. da Vinci
Via San Vittore 21 | t. 02 485551
Info e programmi su
http://www.museoscienza.org

Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Viale Filippo Turati 34 | tel. 02 6551455
Info e programmi su
http://www.lapermanente-milano.it

Spazio Oberdan
t. 02 77406300/6302
Viale Vittorio Veneto 2, ang. Piazza Oberdan
Info e programmi su
www.provincia.milano.it/cultura

Triennale Bovisa
Via Lambruschini 31, ang. Via Codigoro | t. 02 724341
Info e programmi su
http://www.triennalebovisa.it

Triennale di Milano
Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6 | t. 02 724341
Info su http://www.triennale.it 
www.triennaledesignmuseum.it

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