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Arte sotto Milano: CONCORSO DI SCULTURA, STUDENTI DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA PER METROPOLITANA MILANESE, Museo della Permanente, 25 novembre – 4 dicembre 2011

Infiltrazioni urbane, De Marinis

Arte sotto Milano – testo di Luca Pietro Nicoletti > L’inserimento dell’opera d’arte nello spazio urbano è fra i temi su cui la critica da sempre, con momenti di maggiore o minore intensità, si è maggiormente interrogata. Il nodo problematico non era solo di di armonizzare l’opera con l’architettura o con lo spazio urbano, ma era soprattutto di conciliare le ricerche personali dell’artista e le esigenze di una fruizione collettiva: in qualche modo, da sempre, l’arte pubblica ha posto un problema di partecipazione sociale, un interrogativo su come la forma artistica potesse, di volta in volta, trovare un accordo con la coerenza espressiva dell’artista in questione. La storia dei concorsi per i monumenti pubblici, da questo punto di vista, è rivelatrice su molte delle implicazioni che questo argomento chiama in causa, fra esigenze di committenza, problemi di fruibilità e di comprensibilità del messaggio che l’opera doveva veicolare e l’annosa questione della storia del gusto: piace il monumento alla collettività cui deve rivolgersi? Viene accettato o desta polemiche? Ci si accorge, in ultima analisi, che il problema dell’arte pubblica non è solo di ordine pratico, ma riveste una forte componente simbolica imprescindibile, ponendo il problema di un discrimine, difficile da marcare, fra monumento e arredo urbano.

Ma c’è un altro ordine di problemi che non si possono trascurare: quali sono, oggi, i luoghi per l’arte contemporanea? Quali i luoghi della socialità in cui le forme d’arte si possono annidare? È questa, in fondo, la domanda che si è posta Nada Pivetta, una giovane e brava scultrice milanese, ideando per i suoi studenti di scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera il progetto “Arte sotto Milano”, conclusosi con un concorso e una mostra presso la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, aperta fino al 4 dicembre. Ci si è resi conto, infatti, che il modello del monumento che va in piazza, o quello della fontana, che hanno scritto una larga parte della storia della scultura, non è più così attuale o, almeno, non è l’unica possibilità di rapporto fra arte e spazio pubblico. La vita moderna, infatti, ha creato inediti luoghi di socialità prima inesistenti, codificati con proprie precise forme di uso e consumo quotidiano. Per fare uscire l’arte dai musei e permetterle di andare incontro alla gente (anche a quella che non visita i musei), bisognava domandarsi quali fossero i luoghi in cui potesse trovare spazio la scultura.

In un primo tempo erano arrivate le rotonde e gli snodi del traffico automobilistico. Già in quel caso si poneva

Nada Pivetta e studenti a Dergano, 2011

la questione di creare un’opera non solo adatta alla visione da più punti di vista, ma che questa fosse anche sufficientemente pregnante da essere colta in un colpo d’occhio esauriente da un fruitore che si muove velocemente e che non ha modo di sostare in maniera contemplativa. Ci si accorge, guardando molta produzione contemporanea, che gli artisti stessi spesso non si sono posti con sufficiente attenzione questo problema, e che spesso, anzi, si sono messi in pubblico opere che non sono nate specificatamente per i luoghi dove sono state collocate.

Quasi inedita, invece, è stata l’intuizione che non solo lo spazio di superficie era consacrato alla scultura, ma che le grandi città come Milano possedevano anche una brulicante vita sotterranea fatta da arterie in movimento come le metropolitane, e che questi luoghi, votati all’alienazione e all’indifferenziazione, potevano trovare nuova vita anche grazie ad appositi interventi artistici.

Eppure, si tratta di uno dei luoghi caratterizzanti del ritmo frenetico della città, luoghi che hanno avuto un peso determinante nella sua storia e nella sua trasformazione. Basti pensare all’effetto che ha avuto sulla cittadinanza, al momento della sua edificazione, la realizzazione della prima metropolitana milanese: un impatto talmente dirompente da provocare la scrittura di un romanzo visionario come La cattedrale di Giovanni Testori. In un certo senso, quindi, la metropolitana non poteva, e non può tuttora, essere uno spazio che lascia indifferenti, ma che forse può acquistare una nuova vita e non indegno di assumere anche una dimensione estetica.

Su questa traccia, quindi, è nato il progetto di Nada Pivetta, con il nobile intento di portare l’arte non solo fuori dai musei, ma anche al di fuori delle aule delle accademie, in un dialogo diretto con luoghi e situazioni di intervento concreti. Questo, poi, ha trovato la felice occasione di trovare una applicazione pratica e uno sbocco che ha dato vita al concorso di cui si sono appena esposti i lavori. Una irregolarità architettonica su una parete delle scale mobili di risalita della fermata “Dergano” della terza linea metropolitana, infatti, è sembrato adatto, nella sua collocazione, a sviluppare un intervento artistico: dalla necessità di mascherare una difformità architettonica irremovibile, insomma, è nata l’idea di dar vita a un concorso per la realizzazione di un concorso per un intervento decorativo destinato a quel sito. Qui verrà realizzata un’opera in bronzo e acciaio di 230x85x77 cm, da posizionarsi in modo permanente. Quello che poteva rimanere un progetto puramente teorico, quindi, è diventato l’occasione di un incontro reale fra la giovane arte italiana e la città. E i problemi che si ponevano come ipotetici sono diventati una realtà effettiva con cui confrontarsi.

La collocazione in un contesto, come sottolineano vari autori nel catalogo della mostra della Permanente, pone infatti dei vincoli, o se non altro obbliga a pensare a soluzioni per problemi pratici che, nel chiuso delle aule d’accademia, o nello chiuso degli studi d’artista, non si pongono con la stessa urgenza: che materiale usare? Come mettere in evidenza un’idea visiva dentro un contesto predeterminato? Quali sono le condizioni di fruibilità dell’immagine nel luogo specifico in cui viene collocata? Si trattava quindi, da una parte, di analizzare gli spazi e, nel momento ideativo, di immaginare la presenza corporea dell’individuo in movimento all’interno di quegli spazi. In secondo luogo, poi, diventava necessario anche trovare un contenuto che potesse essere consono a uno spazio pubblico. Su questo punto, a parer mio, si trovano gli spunti più interessanti da parte degli studenti di Brera, tutti giovani o giovanissimi (merita ricordarli almeno per nome: Christian Angelo Castelli, A. Davide Cortese, Giulia De Marinis, Alessia Di Nunzio, Marco Fiorenza, Jae Hwa Kang, Giulia Lavina, Adriano Lombardo, Radis Nikzad, Vittoria Parrinello, Elcin Sener, Eugenia Trotta): dai dodici progetti presentati in mostra, infatti, si ottiene non solo un ventaglio di linguaggi espressivi e di modi di intendere lo spazio architettonico, ma anche una selezione di sguardi sulla città e sui suoi abitanti, dal tema della città multiculturale a quello del verde in città. Lo spettro è davvero ampio, dal discorso iconico-simbolico all’intervento puramente decorativo, all’installazione vera e propria con l’uso di nuovi materiali come il neon colorato. Ha vinto la soluzione immaginifico-visionaria di Alessia Di Nunzio, di cui offre una incisiva descrizione Cristina Muccioli in catalogo: «La metropolitana è percepita come un corpo pulsante, recuperato per decostruzione fino a raggiungere l’intrico del sistema circolatorio. È energia incanalata che non solo circola, ma fa circolare, dialettica invisibile tra dinamica e statica». I cavi e i tubi dei condotti elettrici, insomma, si trasformano in un sistema circolatorio, come se la metropolitana stessa e i suoi tunnel circolari diventassero vene e arterie di un grande organismo fatto di fasci di nervi e tendini. Una soluzione adatta ad essere colta anche dal fruitore distratto, che non può indugiare sul dettaglio, a cui le scale mobili impediscono di sostare: un imput, una suggestione, insomma, per uno sguardo fuggitivo in cui deve fissarsi uno sguardo immediato per riflettere, per via di sensazioni, su un dettaglio del presente. Luca Pietro Nicoletti 

Testi critici della professoressa Cristina Muccioli per le opere degli Studenti di arte sotto Milano  dell’Accademia di Brera. Concorso per la selezione dell’opera scultorea per l’ampliamento della linea Metropolitana Milanese stazione Dergano MM3 direzione Comasina

clic sulle immagini che seguono per ingrandirle

Selva elettrica, Di Nunzio.

Alessia Di Nunzio

La metropolitana è percepita come corpo pulsante, recuperato per decostruzione fino a raggiungere l’intrico del sistema circolatorio.

E’ energia incanalata che non solo circola, ma fa circolare, dialettica invisibile tra dinamica e statica.

 

La città che sale, Fiorenza.

Marco Fiorenza

Come ogni vita, quella della città nasce al buio, cresce dentro, sale dal basso.

Questa scultura che rappresenta la più visionaria delle metamorfosi, dall’inorganico all’organico, mette sul piedistallo lo spettatore, perché dall’alto la possa guardare, immaginare, e sentire.

Si accorgerà che qualcosa di essenziale lo sostiene, non lo sovrasta.

Rinnovamento, Jae Hwa Kang.

Jae Hwa Kang

La corteccia del platano è suddivisa in frammenti dalla forma morbida dai contorni stondati, che insieme non formano un incastro perfetto: in esso scomparirebbero. Invece si alleano, si sovrappongono in un incontro perpetuo, che si rigenera dopo la consunzione e il distaccamento.

E’ una natura trascurata quella della pianta più comune di Milano, ma meravigliosa se guardata da vicino. Qui è assurta a simbolo di una città che non cancella se stessa nel cambiamento. Si segnala, con un profilo color germoglio.

Movimento silenzioso, Lavinia.

Giulia Lavina

In silenzio i fiori sbocciano, i frutti maturano, i rampicanti ricamano. Raccontano di percorsi vegetali, di traiettorie di steli e di fermate di foglie. E’ un viaggia in cordata sopra strade di ferro, e la sapienza di attecchire pionieri nei suoli meno ospitali, senza fare rumore.

 

 

Caos, Lombardo.

Adriano Lombardo

Sganciate dal vincolo della superficie, le lamelle si contorcono, si flettono si incrociano. Eppure tutte insieme ribadiscono un ordine spaziale rigorosissimo.

Era un trapezio rettangolo. Adesso lo è, da vivo.

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Vite aerea, Pariniello.

Vittoria Parrinello

Vertebra di un sauro contemporaneo, macchinino; vortici spirali dei che danzano lo scavo; segmenti di forza metallica che aggregano materia; movimento rotatorio che fa promessa seria di stabilità; giuntura segreta svelata, e ingrandita; tessuto connettivo della potenza assegnata al transito: questo è una vite aerea, scolpita.

Rosa del vento, Sener.

Elcin Sener

Come è vero: in metropolitana anche l’aria è passeggera. Passa da tutte le entrate, da tutti i punti cardinali, si azzuffa in correnti che non hanno porte da far sbattere, così sorprendono chi aspetta sulla banchina stropicciandogli il giornale, facendogli alzare il bavero e trattenere istintivamente il cappello. Sulle scalinate d’ingresso e d’uscita si viene addirittura sospinti o frenati da soffi inattesi, vigorosi, di guance gonfie allo spasimo che pochi attimi dopo sono afflosciate.

Quando arriva e quando riparte, il treno ha il saluto di ciuffi di capelli e foulards che si sollevano nella sua stessa direzione. Se fuori fa molto caldo, si fa attenzione a stare in mezzo alla corrente. Fa male solo quella di casa. Da ovunque provengano, questi venticelli sotterranei fanno corolla, e l’aria si sente in faccia, il vento è uno solo come un’assemblea, come quando si va in bicicletta. Quando si scende in metropolitana, ci si accorge che Milano è una città ventosa, vicinissima alle montagne, in linea d’aria.

Infiltrazioni urbane, De Marinis.

Infiltrazioni urbane, Giulia De Marinis

Costretta, negata, affogata di cemento e di asfalto, l’acqua si fa indizio di una natura liquida che non è scomparsa, ma è divenuta carattere recessivo dell’ereditarietà urbana.

Acqua dolce che si disegna i suoi spazi, le sue stradine secondarie. Si intrufola nelle pareti, penetra in rivoli furtivi dai soffitti, goccia a goccia, senza clamore e senza fretta occupa un posto sulla panchina, nutre laghetti artificiali a terra, riesce a far alzare il mento alla ricerca della sorgente segreta, in un posto che non ha cielo, che nemmeno ne ha memoria.

Sono le infiltrazioni a ricordarci che Milano era una città navigabile, a darci accidentalmente una lezione di storia tutta contemporanea, a illuminare d’azzurro un passato che abita sentieri carsici del presente.

Scultura di culture, Trotta.

Eugenia Trotta

La metropoli è dispersiva, la metropolitana è un brulichio compatto e coeso di umanità plurali. Sulle monete antiche non si imprimevano mai visi e figure frontali, ma di profilo. L’usura avrebbe presto reso difficile l’identificazione del personaggio, il valore dell’oggetto e la sua provenienza. Ancora oggi usiamo espressioni come ‘profilo umano’, o ‘professionale’ per avere un’idea precisa e una descrizione sintetica di qualcuno.

Così in questa opera non si dà risalto alla massa, ma alle sue più vere identità. Nessuno parla, ma tutti si presentano, si incontrano si incrociano accomunati da un mezzo che è pubblico, che è di tutti.

C’è la ragazza eccentrica con cappellone a falda larga, la signora che non approva e replica con lo chignon, il signore anziano con una barba dalla compostezza anacronistica, un giovane vigoroso abituato a farsi largo, a stare al centro, e un ragazzo di colore: blu.

Il tempo e l’informazione, Cortese.

A. Davide Cortese

In metropolitana si legge. Voluminosi tomi dell’autore preferito sulle tratte più lunghe, oppure agili e minuscoli quotidiani free-press, che dell’ingresso delle stazioni metro hanno fatto la loro edicola ambulante. Poi ci sono i volantini, i display, le affissioni, i televisori appesi. L’informazione è vettoriale, è una linea che non ha un punto di origine, ma uno di fine a punta di freccia: punta qualcuno, lo circonda come una girandola, invisibile, flessibile, fulminea. Scompiglia anche i numeri che assegniamo al tempo per suddividerlo e governarlo. E’ lo spettatore che li legge, dando loro un ordine, rosso lacca. Dove non c’è alba né tramonto, né il picco di luminosità a mezzogiorno, l’uomo reinventa soli sotterranei.

Non timbrare quel biglietto, Castelli.

Christian Angelo Castelli

Incastonato in alto, imprendibile e seducente come una sfida, sporge un biglietto d’oro. Con quello si può viaggiare ovunque, gratis. E’ un salvacondotto, un talismano che rende potente chi infrange il divieto del titolo. No, che non è un sottotono querulo dell’opera d’arte per protestare eccentricamente contro il caro-vita. E’ una dichiarazione schietta, ironica e forte di gradimento per lo spostamento veloce, senza parcheggio, che fa sprofondare e riemergere dalle segrete della città. Vale come un ‘mi piace’ perenne sui social network. La metropolitana è sociale, ed è rete. Un garbuglio dipanato, un lusso sostanziale.

La preziosa Milano, Nisdak

Radis Nikzad

L’area interna del tetraedro è suddivisa in altre quattro porzioni che si sollevano delicatamente convergendo nel centro dell’immagine. Quel punto diventa origine e meta, nodo sinaptico di vettori dalla stessa intensità e direzione. Per l’artista è la punta del diamante, perché preziosa è la collaborazione della Polis, il convergere identitario delle sue parti e appartenenze, della materia di cui è fatto il suo organismo e del territorio più grande in cui è inscritto è vive. La Lombardia emerge dal fondo con una forza lavica che si raffredda in una forma, mentre il Duomo, il Castello sforzesco, il Pirellone e la Torre Velasca sprofondano nel tessuto dell’opera: essi sono incisi nella nostra memoria, nel nostro essere cittadini. Sono le tracce, le impronte che hanno peso, su ciascuno  e dentro di noi. L’aria ventosa e l’acqua che scorre nei navigli, sono coessenziali a Milano come lo è l’elettricità e il lavoro dell’uomo che fa del viaggiare un modo autentico del suo abitare, del suo stare. Architettura, natura e ingegneria sono perfettamente integrati e partecipi del desiderio di dare forma, la migliore, alle proprie necessità, al proprio vivere urbano.

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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Gustavo Bonora Exfabbricadellebambole Milano arteGUSTAVO BONORA su Attilio FORGIOLI

Alla Fondazione Stelline di Milano la mostra  di Forgioli fino al 13 ottobre 2012
Attilio Forgioli, MOSTRA A MILANO
- Una mozione di eccentricità - scrive Bonora - e, ad un tempo, di centralità: Attilio Forgioli, eccentrico rispetto alla dominante ed estenuata cronaca Postmoderna, ma centrale quanto all’iconicità storica, appare con un acuto di consistenza metafisica che, mentre intrattiene anche su contenuti “effimeri” (le scarpe, le bistecche, ecc.), li propone con la densità iconica che colma l’aspettativa estetica. > LEGGI >>
Maria Vittoria Capitanucci, Milano le Nuove Architetture, SKIRA
Maria Vittoria Capitanucci: Milano
Le nuove architetture
La nuova, straordinaria stagione della architettura milanese e i suoi grandi protagonisti alle soglie dell’Expo 2015. Capitanucci è docente di Storia dell’architettura
contemporanea presso il Politecnico di Milano e presso l’ISAD.. Edizioni SKIRA >>>
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea, Milano cultura
Marino Marini, Giocoliere, 1953, bronzo, h cm 45, Studio Guastalla per Museo Tattile Statale Omero Ancona, Milano arte e cultura
Studio Guastalla di Milano contribuisce
all'ampliamento della collezione del
Museo Tattile Statale Omero (Ancona).
Potrete vedere e toccare il Giocoliere di Marino Marini e altre opere da giovedì 15 giugno 2012, ore 17 presso le sale del Museo Omero alla Mole Vanvitelliana >>>

PEAU D’ARTS PARIS – MANON MORIN

Manon Morin
Peau d'Arts Paris, a cura di Manon Morin - Mur d'arts contemporains pour artistes, intervenants de l'art et toutes personnes qui aiment les arts. facebook.com/millemots
galerie talmart paris
Vernissage de JIZO, DIVINITE JAPONAISE de Jean-Marc Forax - 1er juin au 7 juillet 2012 - Une série de dessins aquarelles de Jizo, personnage japonais qu'on trouve sur les routes, divinité qui accompagne gaiment les enfants injustement punis.  Avec une vidéo de Shunsuke François Nanjo, et sonorisation de Hogo. Galerie TALMART - 22, rue du Cloître Saint-Merri, 75004 Paris - http://www.galerietalmart.com/

MILANO
FONDAZIONI
SPAZI ESPOSITIVI



Biblioteca di via Senato
Via Senato 14 | t. 0276215318
Info e programmi su www.bibliotecadiviasenato.it

Centre culturel français de Milan
Corso Magenta 63 | t. 02 4859191
Info e programmi su http://www.culturemilan.com

Hangar Bicocca - Spazio d’arte contemporanea
Via Chiese 2 (traversa di Viale Sarca) | t. 02 853531764
Info e programmi su http://www.hangarbicocca.it

Fabbrica del Vapore
Viale Procaccini 4 | t. 02 88464102
Info e programmi su http://www.fabbricadelvapore.org

Fondazione Alessandro Durini - Palazzo Durini
Via Santa Maria Valle 2 | t. 02 8053029
Info e programmi su http://www.fondazionedurini.com

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 | t. 02 29419232
Info e programmi su
http://www.fondazionemarconi.org

Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 | t. 02 878197
Info e programmi su
http://www.mazzotta.it

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 | t. 02 29409633
Info e programmi su
http://www.mudima.net

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35 | t. 02 89075394
Info e programmi su
fondazionearnaldopomodoro.it

Fondazione Prada
Via Fogazzaro 36 | t. 02 54670216
Info e programmi su
http://www.fondazioneprada.org

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61 | t. 02 45462411
Info e programmi su
http://www.stelline.it

Fondazione Nicola Trussardi
t. 02 8068821
Info e programmi su
fondazionenicolatrussardi.com

Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1 | t. 02 581188067
Info e programmi su
http://www.formafoto.it

Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59 | t. 02 48008015
Info e programmi su
http://www.creval.it

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese 95 | t. 02 89420019
Info e programmi su
http://www.museodiocesano.it

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 | t. 02 796334
Info e programmi su
http://www.museopoldipezzoli.it

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. da Vinci
Via San Vittore 21 | t. 02 485551
Info e programmi su
http://www.museoscienza.org

Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Viale Filippo Turati 34 | tel. 02 6551455
Info e programmi su
http://www.lapermanente-milano.it

Spazio Oberdan
t. 02 77406300/6302
Viale Vittorio Veneto 2, ang. Piazza Oberdan
Info e programmi su
www.provincia.milano.it/cultura

Triennale Bovisa
Via Lambruschini 31, ang. Via Codigoro | t. 02 724341
Info e programmi su
http://www.triennalebovisa.it

Triennale di Milano
Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6 | t. 02 724341
Info su http://www.triennale.it 
www.triennaledesignmuseum.it

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