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Margherita Levo Rosenberg: LA FATICA DELLA LUCE – Museo Ebraico di Casale Monferrato Dal 18 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012

Margherita Levo Rosenberg, Se Dante e il Vento ed Io, Xray films, paint marker, cm 60x60x25, 2011

Museo Ebraico di Casale Monferrato (clicca: MAPPA): Inaugura domenica 18 dicembre 2011, ore 16.00, a cura di Elio Carmi ed Elisabetta Rota la mostra LA FATICA DELLA LUCE, di Margherita Levo Rosenberg. “Rovistando in una soffitta ho trovato un documento con alcuni versi anonimi in endecasillabi e una miriade di versi della Divina Commedia, barbaramente sparpagliati. Ho deciso di trasformare il ritrovamento in un’installazione d’arte contemporanea alla quale ho dato il titolo “Se Dante e il vento ed io” – mi piace giocare soprattutto sull’ambiguità di quell’”ed io” che, con un piccolo spostamento di spazio potrebbe diventare “e dio”, ovvero il riferimento ad una forza imponderabile….  –  e di condividere con il Museo Ebraico di Casale Monferrato questa scoperta.”…

Ne è scaturita una mostra – LA FATICA DELLA LUCE  – titolo mutuato dall’omonimo  candelabro di Chanukkàh, creato per il museo, e che sintetizza sia il sentimento dominante che mi ispira la festa di Chanukkàh  – che nella tradizione ebraica rievoca il miracolo della tenuta della luce dopo la minaccia della distruzione del tempio – sia il sentimento ispirato dalla scoperta del terribile scompiglio subito da un’antica e incredibile opera letteraria, talmente rigorosa nei contenuti e nella forma da essere diventata tradizionalmente un paradigma insuperato di struttura letteraria e compendio etico.

Per conferire un nuovo  “ordine” allo scompiglio  dell’opera dantesca ho  trascritto i versi su sottili strisce di pellicole radiografiche trasparenti di colore azzurro grigiastro e li ho raccolti in trentatré fasci che ho progettato in un’installazione secondo la struttura di tre nuove costellazioni, non ancora scoperte al tempo di Dante; Orue, Lodràlo e Gràvia

Fa parte della mostra anche un’opera dal titolo “La selva oscura”, una sorta di cespuglio di pellicole radiografiche blu notte, impressionate di corpi umani,installata all’ingresso, sui due lati della porta, che costringe i visitatori a sfiorarla passandovi nel mezzo.

Margherita Levo Rosenberg, La fatica della luce (Chanukkàh), X-ray films on net, cm 80x80x45, 2011

Penso che questo nostro tempo, minacciato dalla paura e dai suoi fantasmi, abbia bisogno di una riflessione su quanto possa essere facile, nelle difficoltà, perdersi nella “selva oscura”;  “perdere il lume” della ragione.

Un video evoca l’evento raccontato nella poesia di questa donna sconosciuta che mi ha fatto dono di questi reperti e di questa storia.

Già era notte fonda quando Dante,

temendo quello vento forte scuro,

raggiunse me nel sogno qual viandante

pregandomi dell’ovra por sicuro.

Periglia l’arginar, ch’è sua tragedia,

e l’ordine trovar già fu sì duro,

che regge lo sonar di sua Commedia,

naufraga ‘n mare immenso d’i volgari,

tra tomi titolati contra tedia,

ove piccioli stan per grandi mali.

e  l’omo per confuso più non vede

che nove Muse fann’i commensali,

e tutto que’  che legge eguali crede,

tanto li strali fondan dentro ‘l core

che l’omini  d’uom cacciator  son prede.

Ed io che son del sonno nel torpore

scatto come chi prende gran paura,

vedendo ‘l  volto suo di  gran dolore,

corro dove si giace in l’erba scura

ma ‘l vento mi precede con talento

tosto perch’io veda esta sciagura.

Ahi quanto dur’è dir dolor ch’i’ sento,

che tutto ‘ntorno vo’ cogliendo versi

e qua e là correndo serbar  tento

ma pioggia bagna già tutti dispersi

che son  perduti omai di lor sequenza

sperando che non sien per parte persi.

Accorta di servarne la semenza

n’accolgo tanti fasci presto, presto,

pur l’occhio non ne trovi conseguenza.

A voi convien trovar la somma e ‘l resto

 

Margherita Levo Rosenberg, Veduta dell'installazione

 –

Il tempo contingente del “libro” Elio Carmi

All’inizio dei tempi, Dio vuol discorrere con Adamo. Quando il primo uomo cerca di parlare, il suono che esce dalla sua bocca è un’invocazione: “El”, che in ebraico significa “Dio”. La Bibbia, per la verità, non lo racconta, eppure dev’esser andata proprio in questo modo, perché “alla ragione pare assurdo e orrifico che qualcosa sia stato nominato dall’uomo prima di Dio”.

Così, nel De vulgari eloquentia, Dante mette in scena il dialogo primordiale che ha dato origine al linguaggio. Con un misto d’invenzione e puntiglio filosofico, il poeta immagina una voce che rompe il silenzio ancora intatto della creazione. La sillaba “El” imprime il sigillo dell’ebraico sulla bocca di Adamo, cosicché Dante può concludere:

“Ebraico fu dunque quell’idea che formarono le labbra del primo parlante”.

E’ noto che Dante tornò, nel XXVI canto del Paradiso, su questa sua teoria e ne diede un’altra versione: non più “El” sarebbe stata la prima parola di Adamo, ma una sibillina “I”. Il significato dell’enigmatica lettera rimane oscuro, e non vi è prova che anche in questo caso il poeta avesse in mente un sintagma ebraico. Una cosa comunque è certa, e cioè che il rapporto di Dante con la lingua ebraica e il giudaismo è tema che ha inquietato generazioni di filologi.

Il breve brano sopra riportato è di Giulio Busi, straordinario commentatore del mondo ebraico e docente universitario stimato e apprezzato da molti.

C’è un altro testo che ritengo interessante mettere in relazione al lavoro di Margherita Levo Rosenberg. Si tratta di un verso che tutti ricordano e spesso pronunciano senza però conoscere alcuno dei molti tentativi d’interpretazione.

 

PAPE SATAN, PAPE SATAN ALEPPE

Le interpretazioni date finora al noto verso dantesco non possono soddisfare alcuno, perché nessuna è la vera. Chi dubitò che non avesse senso di sorta ammise implicitamente che l’Alighieri avesse potuto volere, in alcuna circostanza della sua vita, non esprimere niente. I più convennero che la lingua ivi adoperata fosse la cosidetta lingua sacra, l’ebraica; ma non avvalorarono la sana ipotesi con una interpretazione accettata dal comun consenso dei dotti. Ora, che sia ebraica la lingua ivi adoperata, e quale ne debba essere l’interpretazione, credo aver buono argomento per dimostrarlo. Chi entri nel sovrano tempio della cristianità, il San Pietro di Roma, che rappresenta in terra la soglia del Paradiso, sia egli credente o no, si vede accolto da queste profetiche e insieme minacciose parole, scritte ad enormi caratteri sulla circonferenza basilare interna della cupola:

PORTAE INFERI NON PRAEVALEBUNT ADVERSUS EAM.

Sono prese ad imprestito dal Vangelo di Matteo (capo XVI, V. 18): sono la promessa di Cristo, l’anima della indefettibilità della Chiesa. Ora domando io: alla soglia dell’Inferno, e sulla enfiata labbia di Plutone, che è spinto a fare maggiore sfoggio del suo potere dalla presenza del cristiano che s’avanzava, Dante, quali altre parole , se non il rovescio di quelle, avrebbe potuto mettere il poeta, per essere interprete vero e fedele della situazione creatasi nella sua mente? E per vero

Pape Satan, pape Satan aleppe sono, parola per parola, le ebraiche:

Bab e-sciatan, Bab e-sciatan alep; porta Inferi, Porta Inferi praevaluitla porta dell’Inferno, la porta dell’Inferno prevalse.

 

Pape è la voce caldaica Bab (‫בב ) cioè porta

Satan è la voce ebraica Sciatan  ( ‫שטן ) cioè diavolo.

Aleppe è la voce ebraica Aleb  ( ‫ץלב ) cioè prevalere, opprimere.

E-sciatan è il genitivo costrutto della voce ebraica Sciatan, e significa del diavolo.

 

Lo scrisse il 26 Novembre del 1888, Ernesto Manara sul periodico bimestrale diretto da Giosuè Carducci: Il Propugnatore.

Dante e l’ebraismo sono connessi; molti hanno cercato tra le parole, le interpretazioni, le traduzioni, le commistioni possibili di trovarne una via.

Lo fece anche il rabbino Flaminio Servi, casalese d’adozione, ma nato a Pitigliano nel 1841. Fu anche stimato direttore del ‘Vessillo Israelitico’, il giornale dell’ebraismo italiano, stampato in Casale in via Cavour, che per i curiosi è archiviato e disponibile alla biblioteca civica Giovanni Canna, per eventuali studi e ricerche. Il Servi scrisse anche un libretto dal titolo “Dante e gli Ebrei” e riporto qui un commento del professor Vincenzo Moretti.

La conclusione è che “Dante amava gli Ebrei, né di odiarli aveva ragione alcuna”. Una teoria che appoggiava anche la visione politica di un’epoca in cui gli ebrei cominciavano a far parte della classe dirigente italiana e si sentivano pervasi da autentico amore per una patria che sentivano finalmente propria. Per Flaminio Servi, Dante, libero pensatore (ostile al papato), che colloca in Paradiso anche figure vissute prima di Cristo, “è un patriota e diventa simbolo dell’Italia aperta alle religioni e alla tolleranza”.  E’ un peccato che la storia del novecento abbia preferito leggere altri libri.

Oggi in questa mostra l’interprete non è uno studioso, un letterato e non è neppure di genere maschile. Ma è una donna, artista, medico e psichiatra.

Come a dire che la scrittura non ha tempo, se non il tempo in cui si trova. Non hanno un tempo la Torah, il Tanach, le Dieci Parole. Ma non ha nessun tempo tutto ciò che noi con buon senso e buone intenzioni intendiamo mettere in relazione con il ‘Libro’, se non il tempo contingente, quello che viviamo.

Il lavoro d’interpretazione, se messo in pubblico, e quindi esposto ad ogni possibile critica, non può che essere positivo. Esporsi è mettersi in relazione con l’Altro e con Altri. Per questo ciò che propone Margherita Levo Rosenberg, è interessante. Perché nel suo esporsi lascia aperta la dimensione della parola e della critica, di chicchessia.

Ciò che l’artista dice di sè è che …produce un suo nesso alla nozione di “cultura” intesa come prodotto strutturato dell’identità (di un individuo e di un popolo nello stesso modo) che fa da nesso e collante tra le generazioni (tradizione) e può essere baluardo alla minaccia, sempre presente, della bestialità umana ma, destrutturabile e camaleontica, può prestarsi ad un impiego perverso, che fa perdere il lume.della ragione. In questo senso la tradizione di Chanukkàh – la luce riaccesa dopo la minaccia di annientamento del Tempio – è un esempio di Struttura Culturale che, indipendentemente dalla fede, aggrega un popolo, anche nelle condizioni più dure, intorno alla prorpia identità. Il lavoro di Dante aggrega intorno alla sua opera un popolo che vi trova, anche a distanza di secoli, un’identità linguistica e culturale.

Questa mostra che prende il titolo LA FATICA DELLA LUCE, richiede quindi anche a noi uno sforzo, ci interpella affinché non si resti passivi, ma si giochi con la luce, le parole i sensi e le sensazioni.

Poi c’è dell’altro, ma sta all’osservatore cercarlo.

Buona fatica.

 

Margherita Levo Rosenberg, Se Dante e il Vento ed Io, Xray films, paint marker, cm 60x60x25, 2011

Margherita Levo Rosenberg, La Fatica della Luce….

Elisabetta Rota

Margherita Levo Rosenberg, artista sensibilissima e complessa dietro a un’apparenza di levità giocosa, partecipa alle tradizionali celebrazioni della festa di Chanukkàh della Comunità Israelitica di Casale con una sua personalissima lampada e con una installazione, unite da un titolo di forte valenza simbolica quale è “La fatica della luce”, sintesi intima e profonda del significato della festività per l’autrice, ma carico di valenze polisemantiche e multiculturali. Non bisogna dimenticare infatti che, se Chanukkàh “nella tradizione ebraica rievoca il miracolo della tenuta della luce dopo la minaccia della distruzione del tempio, che è minaccia d’annientamento di un popolo e di un’identità, della luce di una civiltà”, per usare le parole della stessa artista, praticamente per tutti i popoli dell’emisfero settentrionale del nostro pianeta, sin dalla più remota antichità, il mese di dicembre è caratterizzato dalle feste della luce: Hanukka, Natale, Yule, solstizio, S. Lucia, comunque le chiamino le varie culture, in queste celebrazioni l’accensione delle luci prima sostiene e dà forza al sole sempre più debole, poi simboleggia  l’ansia, la sorpresa, la felicità e la gratitudine dell’uomo per il graduale, faticoso, ritorno della luce che è prima di tutto vita, germinazione, essenza, un’intuizione inconscia e primordiale, anteriore a qualsiasi religione rivelata; in seguito le culture hanno concettualizzato l’istinto, colmandolo di significati storici e religiosi importantissimi e fondanti, quale è appunto Chanukkàh per la tradizione del popolo ebraico, ma il nucleo rimane, possente e indiviso, leggibile e capace di emozionare anche il laico e l’agnostico.

“La fatica della luce”, unisce poi idealmente la lampada votiva all’installazione “Se Dante e il vento ed io”, quasi come se un’improvvisa illuminazione avesse permesso a Margherita di scoprire il materiale che compone l’opera, ed in effetti come non definire illuminazione il guizzo di genio e di creatività che sottende l’operazione? A partire dall’escamotage letterario del ritrovamento fittizio in una soffitta di strisce di pellicole radiografiche ricoperte di versi della Divina Commedia in ordine sparso, accompagnati da una poesia di autrice sconosciuta, si snoda un percorso articolato e complesso che tocca temi sensibili quali il valore profondo, anche esoterico, della parola, la dialettica eterna tra l’ordine e il caos, la crescita personale e i riti di passaggio che costellano anche la nostra vita di uomini moderni, anche se in maniera molto più inconsapevole, e incontrollabile, rispetto alle società tradizionali. Riti di passaggio innanzitutto perché la Commedia dantesca è per eccellenza un’opera iniziatica e perché per accedere all’installazione bisogna varcare una soglia, frusciante e oscura come la selva e poi dialettica tra ordine e caos, perché le pellicole azzurro grigiastre contenenti i frammenti poetici scompigliati vengono ricomposte in una sorta di ordine, seguendo lo schema di alcune costellazioni non ancora scoperte ai tempi dell’Alighieri, Orue, Lodràlo e Gràvia, una sorta di rinnovato paesaggio mentale dove l’antico si riorganizza e rinasce in un diverso equilibrio e dove la parola, portata da un vento divino, ritrova nuovi significati e si riscopre, ancora una volta, creatrice. Qui entra in scena il gioco di parole del titolo, dove ed io può leggersi e Dio e il tutto rimanda a una tematica profondissima e complessa quale è quella del rapporto tra la parola e l’essere: dal libro della creazione, nero su bianco e bianco su nero dei cabalisti alle speculazioni dei nominalisti medioevali sull’identità di nomi e cose, da Platone a Heidegger, dalle lingue sacre delle varie religioni alla lingua degli uccelli degli alchimisti, dallo sciamanesimo al Cyberpunk sempre la parola ha avuto un rapporto stretto con il piano ontologico, ma non è questa la sede per approfondire ciò che generazioni di filosofi non sono riusciti a definire pienamente, qui ci troviamo di fronte all’arte, e l’arte ,semplicemente, “parla” da sola alla vista e all’anima, con immediatezza, celando tutte le speculazioni logiche e concettuali che la sostengono.

Un video silenzioso accompagna infine questa installazione evocando l’evento raccontato nella poesia ed i frammenti, scompigliati dal vento e salvati dalla pioggia, parlano ancora un linguaggio nuovo….soffermatevi ad ascoltarli e

A voi convien trovar la somma e ‘l resto

Margherita Levo Rosenberg

LA FATICA DELLA LUCE

Mostra d’arte contemporanea

a cura di Elio Carmi ed Elisabetta Rota

Dal 18 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012

Inaugurazione domenica 18 dicembre ore 16.00

Museo Ebraico di Casale Monferrato

Vicolo Salomone Olper 44

Orario feriale: 08.30 – 12.00 (su prenotazione)

Apertura straordinaria dal 20 al 23 dicembre dalle 17.30 alle 19.00

Per info: Casalebraica tel 014271807 – 333 3472001 Catalogo in mostra –

Link: www.casalebraica.org  – www.levorosenberg.com

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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PEAU D’ARTS PARIS – MANON MORIN

Manon Morin
Peau d'Arts Paris, a cura di Manon Morin - Mur d'arts contemporains pour artistes, intervenants de l'art et toutes personnes qui aiment les arts. facebook.com/millemots
galerie talmart paris
Vernissage de JIZO, DIVINITE JAPONAISE de Jean-Marc Forax - 1er juin au 7 juillet 2012 - Une série de dessins aquarelles de Jizo, personnage japonais qu'on trouve sur les routes, divinité qui accompagne gaiment les enfants injustement punis.  Avec une vidéo de Shunsuke François Nanjo, et sonorisation de Hogo. Galerie TALMART - 22, rue du Cloître Saint-Merri, 75004 Paris - http://www.galerietalmart.com/

MILANO
FONDAZIONI
SPAZI ESPOSITIVI



Biblioteca di via Senato
Via Senato 14 | t. 0276215318
Info e programmi su www.bibliotecadiviasenato.it

Centre culturel français de Milan
Corso Magenta 63 | t. 02 4859191
Info e programmi su http://www.culturemilan.com

Hangar Bicocca - Spazio d’arte contemporanea
Via Chiese 2 (traversa di Viale Sarca) | t. 02 853531764
Info e programmi su http://www.hangarbicocca.it

Fabbrica del Vapore
Viale Procaccini 4 | t. 02 88464102
Info e programmi su http://www.fabbricadelvapore.org

Fondazione Alessandro Durini - Palazzo Durini
Via Santa Maria Valle 2 | t. 02 8053029
Info e programmi su http://www.fondazionedurini.com

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 | t. 02 29419232
Info e programmi su
http://www.fondazionemarconi.org

Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 | t. 02 878197
Info e programmi su
http://www.mazzotta.it

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 | t. 02 29409633
Info e programmi su
http://www.mudima.net

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35 | t. 02 89075394
Info e programmi su
fondazionearnaldopomodoro.it

Fondazione Prada
Via Fogazzaro 36 | t. 02 54670216
Info e programmi su
http://www.fondazioneprada.org

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61 | t. 02 45462411
Info e programmi su
http://www.stelline.it

Fondazione Nicola Trussardi
t. 02 8068821
Info e programmi su
fondazionenicolatrussardi.com

Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1 | t. 02 581188067
Info e programmi su
http://www.formafoto.it

Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59 | t. 02 48008015
Info e programmi su
http://www.creval.it

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese 95 | t. 02 89420019
Info e programmi su
http://www.museodiocesano.it

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 | t. 02 796334
Info e programmi su
http://www.museopoldipezzoli.it

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. da Vinci
Via San Vittore 21 | t. 02 485551
Info e programmi su
http://www.museoscienza.org

Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Viale Filippo Turati 34 | tel. 02 6551455
Info e programmi su
http://www.lapermanente-milano.it

Spazio Oberdan
t. 02 77406300/6302
Viale Vittorio Veneto 2, ang. Piazza Oberdan
Info e programmi su
www.provincia.milano.it/cultura

Triennale Bovisa
Via Lambruschini 31, ang. Via Codigoro | t. 02 724341
Info e programmi su
http://www.triennalebovisa.it

Triennale di Milano
Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6 | t. 02 724341
Info su http://www.triennale.it 
www.triennaledesignmuseum.it

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