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GIOVANNI CERRI – LPortraits: DE LUCA FINE ART gallery di Toronto, Canada

Giovanni Cerri, Ramones, oil on canvas, 200x140, 2011

Giovanni Cerri è alla seconda mostra a Toronto presso De Luca Fine Art (click: LINK). GIOVANNI CERRI – LPortraits inaugura sabato 11 febbraio 2012 alle ore 16.00. Resterà aperta fino al 10 marzo. Nel 2010,  la prima mostra intitolata “Hurricane of light”, presentando un ciclo di lavori sul tema della città, soggetto principale della sua ricerca. LPortaits è costituita da una serie di ritratti dei volti più noti della musica pop-rock degli Stati Uniti e del Canada. Cerri, in linea con il suo linguaggio pittorico,  ha interpretato vere icone mondiali: da Bob Dylan a Patti Smith, da Neil Young a Leonard Cohen, dai Ramones agli Aerosmith. In immagine, musica. >

Testo in catalogo di Alberto Figliolia

Chi corrucciato, chi con lo sguardo ironico. Chi pare fissarti diritto negli occhi, come fosse una sfida, l’ultima sfida al mondo e a sé stessi, chi è pensoso o immerso in nubi di stupore e meraviglia, una sorta di estasi, di contemplazione, come solo dalla musica può generarsi. Chi invece è rabbioso o, malinconico o, semplicemente, impegnato a esser controcorrente. La galleria di ritratti rock offertaci da Giovanni Cerri, figlio d’arte e maestro dalle molteplici esperienze, è carica, come la sua pittura sa essere, di infinite suggestioni. Vaporosa e materica è l’arte di Cerri, nutrita di studio, cultura, terra e sentimento, un velo che si squarcia, con un istinto infallibile nel cogliere particolari rivelatori dell’essere, in questo caso oltre i grumi e i nodi delle pop star e dello Star system. Guardi Bruce Springsteen, The Boss, e la mente corre alla sua poetica amara e forte, a quell’American Dream cui fanno da contraltare le fatiche della working class, le strade delle periferie, gli hobos e i treni merci, Downbound train, la più bella canzone del ragazzo di Freehold, New Jersey: “I had a job, I had a girl/ I had something going mister in this world/ I got laid off down at the lumber yard/ Our love went bad, times got hard/ Now I work down at the carwash/ Where all it ever does is rain/ Don’t you feel like you’re a rider on a downbound train…// Now I swing a sledge hammer on a railroad gang/ Knocking down them cross ties, working in the rain/ Now don’t it feel like you’re a rider on a downbound train”. Denuncia sociale, intimismo, il lato oscuro, com’è stato detto, del sogno americano. Eppure c’è vitalismo, libero, sfrenato nella sua voglia di umanità e umanesimo. Tutto ciò si ricava guardando il volto di Bruce, e in sottofondo sembra udirsi la sua voce potente, roca, strascicata, la musica dirompente, titanica nel descrivere anche i piccoli fatti

Giovanni Cerri, Janis oil on canvas 100x110 2011

della vita quotidiana. Tocca e commuove il volto di Janis Joplin: vita bruciata alla maledizione dei 27-28, terribile oscuro limen, talento smisurato, la cultura hippy, la trasgressione, la Beat Generation, la visione utopica di un mondo felice e responsabile, la tragedia che rappresenta sempre una morte giovane. Un olio su tela che sembra una guazza, un’oscura e tenera rugiada, un microfono che gronda inchiostro, il nero della notte, una mano di sangue nell’aria, ombre, un grido, voglia d’amare e d’essere amati. Domanda: avete presente l’incredibile Porsche da street art di Janis? A Jim Morrison, sacro Re Lucertola, è stato riservato un ritratto caravaggesco, una sanguigna medusea, capelli pronti a mutare in serpenti di parole, versi diversi. Il gran casco di capelli di Jimi Hendrix, elettrico come la sua leggendaria chitarra, suonata coi denti, fracassante, netta, distorsiva, deliziosa, il fuoco del pianeta nelle vene, castelli di sabbia che il mare scioglierà nelle onde, fra furia e consolazione, ma senza rassegnazione. Axis bold as love, Are you experienced, Voodoo child… Come non essere ancor oggi incantati da un brano come Hey Joe? Nell’aria serena, nell’increspatura delle labbra, quasi un criptosorriso, di Joan Baez c’è tutta la forza di una donna americana e cosmopolita, le cui radici stanno tutte negli ideali. È la più bella faccia dell’America: colta, libertaria, la forza delle idee e non quella, bieca, delle armi, il diritto alla felicità. Le resa del figurativo-astratto o dell’astrazione figurativa, composito oceano in cui Cerri ha sempre navigato mai esausto esplorando, è perfetta per definire quelle che altrimenti rischierebbero di essere mere o sterili icone. Dall’intellettualità prodigiosa di Leonard Cohen, canadese di famiglia ebraica (padre polacco e madre lituana), poeta e scrittore, seguace del buddhismo e autore di splendide e nostalgiche ballate da ascoltare a occhi chiusi, al genio di Robert Allen Zimmerman, alias Bob Dylan; dallo stupefacente american boy che fu Elvis the pelvis Presley al glamour di Madonna. Lou Reed, ci

Giovanni Cerri, Aerosmith, oil on canvas, 200x140, 2011

guarda beffardo: musica scorbutica e raffinata, strobo, istantanea di avanguardie e sotterranei, le cantine della psiche e la sperimentazione, foto psichedeliche in bianco e nero. Because the night belongs to lovers, Perché la notte appartiene agli amanti… ci canta Patti Smith, meravigliosa maudite della scena. Espressionista e (s)folgorante il viso di Michael Jackson, il carminio delle labbra, la sclera azzurrina, il pallore da biacca della faccia, lo sguardo che si perde nel seguire i passi lievi e sognanti sulle lune che costellano questo cosmo e altri. Neil Young ci sovviene con la sua dolce rivoluzione, quella voce breve, quasi infantile, da brividi. E ancora Ray Charles, infiniti mondi da vedere dentro di noi, nella piena luce, l’energia di James Brown, gli Aerosmith, i Ramones, Ian Tyson, Johnny Cash. La più profonda emozionalità si libera. I colori colano come i giorni della vita, questa vita bella e bastarda, infida e irripetibile. Non vi è dubbio che questa esposizione, così rara, forse unica, lascerà il segno, come peraltro in tutte le mostre dell’artista milanese. Lasciatevi, lasciamoci cullare dalla colonna sonora di queste tele. E rappacifichiamoci con il destino che si srotola: le loro musiche ci asseconderanno colmandoci il cuore. Alberto Figliolia

Testo in catalogo di Bruno Milone

Il rock è stato la musica popolare americana della seconda metà del XX secolo. Non può essere ricondotto ad un fenomeno di consumo esclusivamente giovanile, né ad un prodotto dell’industria culturale di massa. Il rock è stato capace di esprimere gli slanci ideali e le contraddizioni del mondo americano tanto quanto la musica folk e ha raggiunto in molti artisti la complessità e la raffinatezza della musica colta. Il rock è stato un fenomeno mondiale, conseguenza dell’egemonia culturale americana, ma attraverso la sua musica ha trovato espressione anche un’altra America, quella della contro-cultura, dei movimenti pacifisti ed ecologisti, e dell’opposizione ai miti della carriera e del consumo. Come movimento musicale, il rock ha subito interagito con la produzione artistica, dalla pittura alla scultura: la Pop-art, il gruppo Fluxus, la video arte di Nam June Paik, il grafitismo newyorkese di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, la fotografia Post-Human

Giovanni Cerri, Jim, oil on canvas, 100x110, 2011

di Cindy Sherman sono i riferimenti più immediati. I musicisti e i cantanti legati alla musica rock prediligevano una forma d’arte totale che riuscisse ad avvicinare arte e vita. Non si trattava solamente di creare delle canzoni di successo, o all’opposto di trasmettere un messaggio politico. Il rock è stato anche la ricerca di forme di vita più autentiche e personali. Il rock ha creato le sue modalità di ricezione: Il disco a 45 giri e il long playing, il jukebox e i grandi raduni di massa, da Woodstock all’isola di Wight. A parte i dischi, però la forma espressiva che gli artisti rock privilegiavano erano i concerti, veri e propri Happening, dove la performance era il risultato della fusione di musica, teatro, danza e poesia. Il concerto acquisiva la dimensione di una manifestazione antidogmatica e libertaria nella quale anche il fruitore assumeva un ruolo diverso dall’ascoltatore passivo. Il rock è spesso accomunato al sesso e alla droga, in realtà non si trattava solo dello scatenamento dell’istinto in forme incontrollate. Nella cultura rock, l’arte doveva permettere una migliore conoscenza di sé e del proprio inconscio, accompagnare la liberazione sessuale, per una accettazione della dimensione istintuale e del corpo, promuovere la pacifica convivenza tra diversi per sesso, cultura ed etnia. Tutto questo è anche degenerato in semplice fenomeno di costume e moda, ma è una contraddizione tipica di tutte le forme d’arte della modernità, alle prese con una società di mercato, e non immuni dagli eccessi della commercializzazione e del divismo. Il rock è stato un movimento musicale e un fenomeno culturale nato negli anni Cinquanta negli Stati Uniti a partire dal personale modo di Elvis Presley di fondere la musica dei neri con quella dei bianchi, il blues con il country. Il rock diventò rapidamente un fatto di costume per i giovani americani e inglesi, ma solo con i Beatles e gli Stones, e gli altri artisti della British Invasion assunse una

Giovanni Cerri, Bob, oil on canvas, 50x50, 2011

dimensione mondiale. Grazie a Bob Dylan, la nuova musica abbandonò i temi adolescenziali per accettare nei propri testi riflessioni di carattere politico ed esistenziale. Ispirandosi a poeti visionari come William Blake e Rimbaud, e alla letteratura Beat di William Burroughs, Jack Kerouac e Allen Ginsberg, Dylan espresse con toni profetici e spesso religiosi le sue critiche alla American Way, il suo rifiuto della vita borghese, il culto dell’autenticità e l’insoddisfazione per una vita priva di una qualche rivelazione. I musicisti di questa nuova ondata di musica rock, dopo quelle provocate da Presley e dai Beatles, si identificavano idealmente con gli emarginati, gli esclusi, i negri discriminati e i delinquenti di strada. Johnny Cash scandalizzò i benpensanti americani suonando in un penitenziario e non vergognandosi di stringere la mano a ladri e assassini. Ma anche Jimi Hendrix e Lou Reed non esitarono a rigettare ciò che era considerato tradizionalmente giusto, buono e bello in nome di qualcosa di più oscuro e ambiguo, ma più essenziale e vitale. Alcuni rocker come Neil Young credettero di trovare nei movimenti giovanili della fine degli anni sessanta i soggetti capaci di trasformare il mondo. Ma buona parte degli artisti rock non avevano fiducia

Giovanni Cerri, Johnny, oil on canvas, 110x100, 2011

nelle manifestazioni di protesta e nella politica. Il nichilismo non impediva loro, almeno fino a quando non furono corrotti dalle riviste di moda, dalla Tv e dagli altri media, di denunciare l’ipocrisia del mondo degli adulti, l’assurdità di uno stile di vita imperniato sull’accumulazione e il consumo e le contraddizioni di una società che continuava a produrre, dopo la seconda Guerra Mondiale i campi di concentramento e Hiroshima, ancora conflitti (la Corea e il Vietnam), discriminazioni razziali, torture e genocidi di massa: di fronte a questa “normalità” meglio difendere “l’anormalità” propria e quella degli altri. In molti artisti rock, dai Ramones a Madonna e Michael Jackson, i rapporti con le tendenze più innovative della danza, del teatro d’avanguardia e del cinema indipendente si confondevano con una pericolosa inclinazione all’esagerazione e ad atteggiamenti puerili. L’esaltazione dell’autenticità portava anche a celebrare le forme più estreme di esibizionismo e la ricerca di paradisi artificiali tramite il sesso e la droga. Ma il rock ha saputo documentare gli straordinari cambiamenti economici e sociali dell’America della seconda metà del XX secolo con tutta la loro forza, ambivalenza e volgarità: la società meccanizzata e motorizzata, i mezzi di comunicazione di massa, il paesaggio urbano, la prosperità materiale e la povertà spirituale, la volgarità dei nuovi ricchi e il perverso intreccio fra politica e affari. Proprio perché la nuova cultura di massa stava americanizzando il mondo, tante immagini dei musicisti, poeti e performer del rock sono diventate icone dal valore e significato universali. Bruno Milone

Giovanni Cerri, Jimi, oil on canvas, cm 100x110

Giovanni Cerri (Milano, 1969) ha iniziato la sua attività di pittore nel 1987 e da allora è presente in numerose mostre in Italia e all’estero. Tra le sue “personali” citiamo: 1995 – Galleria Cortina – Milano; 2000 – Galleria Artistudio/Magrorocca – Milano; 2002 – Galleria Monogramma – Roma; Cortina Arte – Milano; 2006 – Galleria Blanchaert – Milano; 2007 – Galleria Palmieri – Busto Arsizio; 2008 – Spazio Tadini – Milano, ComoArte – Como, Avanguardia Antiquaria – Milano; 2009 – Galleria Gli Eroici Furori – Milano, Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti (MN), Ex Chiesa di San Pietro in Atrio – Como, Orenda Art International – Parigi; De Luca Fine Art – Toronto, Galleria Cappelletti – Milano, Galerie Kuhn & Partner – Berlino; 2011 – Spazio Arte – Milano, Avanguardia Antiquaria – Milano, Galleria Berga – Vicenza.

 Tra le rassegne a cui ha partecipato Giovanni Cerri: 1998 – “Milano-Berlino / Metropoli a confronto – Galerie Verein – Berlino (Germania); 2002 – “Arte per tempi nuovi” – Galerie Die Ecke – Augsburg (Germania); 2006 – Premio Michetti – Francavilla al Mare (CH); 2008 – “I Cerri. Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione” – Museo della Permanente – Milano, “Maestri di Brera” – Museo d’Arte Moderna di Shanghai; 2010 – Le Meduse – Fabbrica del Vapore – Milano, “Riprogettare l’Archeologia” – Triennale di Milano; 2012 – “Le Meduse, mare nero” – Gallery at Avalon Island – Orlando, Florida U.S.A.

Nel 2011 l’artista Giovanni Cerri ha esposto alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia, a cura di Vittorio Sgarbi.

Giovanni Cerri ringrazia particolarmente: Stefano Bandera, Valeriano Borroni, Stefano Cortina, Andrea Palmieri, Fabio Valenti, Roanna Weiss

inoltre:

Gianni Valentino e ETIPACK,

Dal 1978 Etipack è azienda leader nel ramo della progettazione di sistemi di etichettatura e codifica per etichette autoadesive, feeder e pick & place. Con l’obiettivo di utilizzare il meglio delle risorse tecnologiche per creare soluzioni flessibili che rispondano ai bisogni delle aziende utilizzatrici, grazie a macchine modulari e personalizzabili in funzione delle specifiche esigenze dei diversi settori industriali.

Sito di Etipack: http://www.etipack.it

Visita anche la home page di Milano Arte Expo

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Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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Gustavo Bonora Exfabbricadellebambole Milano arteGUSTAVO BONORA su Attilio FORGIOLI

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Attilio Forgioli, MOSTRA A MILANO
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Maria Vittoria Capitanucci: Milano
Le nuove architetture
La nuova, straordinaria stagione della architettura milanese e i suoi grandi protagonisti alle soglie dell’Expo 2015. Capitanucci è docente di Storia dell’architettura
contemporanea presso il Politecnico di Milano e presso l’ISAD.. Edizioni SKIRA >>>
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea, Milano cultura
Marino Marini, Giocoliere, 1953, bronzo, h cm 45, Studio Guastalla per Museo Tattile Statale Omero Ancona, Milano arte e cultura
Studio Guastalla di Milano contribuisce
all'ampliamento della collezione del
Museo Tattile Statale Omero (Ancona).
Potrete vedere e toccare il Giocoliere di Marino Marini e altre opere da giovedì 15 giugno 2012, ore 17 presso le sale del Museo Omero alla Mole Vanvitelliana >>>

PEAU D’ARTS PARIS – MANON MORIN

Manon Morin
Peau d'Arts Paris, a cura di Manon Morin - Mur d'arts contemporains pour artistes, intervenants de l'art et toutes personnes qui aiment les arts. facebook.com/millemots
galerie talmart paris
Vernissage de JIZO, DIVINITE JAPONAISE de Jean-Marc Forax - 1er juin au 7 juillet 2012 - Une série de dessins aquarelles de Jizo, personnage japonais qu'on trouve sur les routes, divinité qui accompagne gaiment les enfants injustement punis.  Avec une vidéo de Shunsuke François Nanjo, et sonorisation de Hogo. Galerie TALMART - 22, rue du Cloître Saint-Merri, 75004 Paris - http://www.galerietalmart.com/

MILANO
FONDAZIONI
SPAZI ESPOSITIVI



Biblioteca di via Senato
Via Senato 14 | t. 0276215318
Info e programmi su www.bibliotecadiviasenato.it

Centre culturel français de Milan
Corso Magenta 63 | t. 02 4859191
Info e programmi su http://www.culturemilan.com

Hangar Bicocca - Spazio d’arte contemporanea
Via Chiese 2 (traversa di Viale Sarca) | t. 02 853531764
Info e programmi su http://www.hangarbicocca.it

Fabbrica del Vapore
Viale Procaccini 4 | t. 02 88464102
Info e programmi su http://www.fabbricadelvapore.org

Fondazione Alessandro Durini - Palazzo Durini
Via Santa Maria Valle 2 | t. 02 8053029
Info e programmi su http://www.fondazionedurini.com

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 | t. 02 29419232
Info e programmi su
http://www.fondazionemarconi.org

Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 | t. 02 878197
Info e programmi su
http://www.mazzotta.it

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 | t. 02 29409633
Info e programmi su
http://www.mudima.net

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35 | t. 02 89075394
Info e programmi su
fondazionearnaldopomodoro.it

Fondazione Prada
Via Fogazzaro 36 | t. 02 54670216
Info e programmi su
http://www.fondazioneprada.org

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61 | t. 02 45462411
Info e programmi su
http://www.stelline.it

Fondazione Nicola Trussardi
t. 02 8068821
Info e programmi su
fondazionenicolatrussardi.com

Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1 | t. 02 581188067
Info e programmi su
http://www.formafoto.it

Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59 | t. 02 48008015
Info e programmi su
http://www.creval.it

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese 95 | t. 02 89420019
Info e programmi su
http://www.museodiocesano.it

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 | t. 02 796334
Info e programmi su
http://www.museopoldipezzoli.it

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. da Vinci
Via San Vittore 21 | t. 02 485551
Info e programmi su
http://www.museoscienza.org

Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Viale Filippo Turati 34 | tel. 02 6551455
Info e programmi su
http://www.lapermanente-milano.it

Spazio Oberdan
t. 02 77406300/6302
Viale Vittorio Veneto 2, ang. Piazza Oberdan
Info e programmi su
www.provincia.milano.it/cultura

Triennale Bovisa
Via Lambruschini 31, ang. Via Codigoro | t. 02 724341
Info e programmi su
http://www.triennalebovisa.it

Triennale di Milano
Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6 | t. 02 724341
Info su http://www.triennale.it 
www.triennaledesignmuseum.it

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