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Fabio SIRONI: Il bestiario dirigenziale di Fabio Sironi – IL VOLTO DELLA CLASSE DIGERENTE, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano – Luca Pietro Nicoletti

Fabio Sironi, Galleria Gabriele Cappelletti

Fabio Sironi, Il signor B

Fabio SIRONI, IL VOLTO DELLA CLASSE DIGERENTE, Galleria Gabriele Cappelletti di Milano (click: MAPPA) inaugura giovedì 3 maggio e resterà aperta fino al 17 maggio 2012. Luca Pietro Nicoletti (collaboratore di MAE Milano Arte Expo e curatore della mostra): Il bestiario “dirigenziale” di Fabio Sironi –  Il binomio uomo-animale non è un’invenzione recente: da Esopo in poi, l’accoppiata metaforica fra mondo animale e caratteri umani è forse una delle più efficaci e durature non solo della letteratura, ma dell’arte di tutti i tempi. Da sempre, dunque, la raffigurazione degli animali deve suscitare qualche considerazione di ordine iconografico: perché viene raffigurato un certo animale invece di un altro? A quale fonte si deve fare riferimento per decifrarne il senso? >>

Non a caso, infatti, su questo tema si sono spesi trattati, in antico, e numerosi studi recenti si sono interrogati proprio su questo problema del legame fra gli animali dei bestiari (anche animali fantastici) e le loro raffigurazioni e significati simbolici.

Ma è quasi impossibile, ora, ricapitolare in breve tutta la storia della raffigurazione artistica degli animali, o tracciare i lineamenti di una sua eventuale fenomenologia. Quello che conta, per ora, è ricordare che le presenze bestiali non sono mai empiriche o casuali. Non lo sono nemmeno, ovviamente, nel bestiario di Fabio Sironi, proposto in questa mostra. Qui, però, l’allusione metaforica è del tutto evidente: i suoi animali in giacca e cravatta, in tenuta da dirigenti d’azienda o da gerarchi della burocrazia, sono altrettanti tipi umani. Con un pensiero a Jonesco –e forse anche con un occhio a Savinio – Fabio ha messo in atto una metamorfosi, tirando fuori il carattere bestiale di bufali, rinoceronti e grizzly che si nascondono dietro la facciata di perbenismo di uniformi ed etichette: sotto le più rispettabili apparenze, insomma, si nascondono i misfatti più efferati (effettivi o potenziali), e soprattutto i caratteri umani più impietosi. È quasi inevitabile, di fronte a queste immagini, pensare alla Fattoria degli animali di Orwell e ai suoi maiali che, cacciato il padrone, si sostituiscono a lui instaurando un regime altrettanto autoritario. Ma Sironi, che pure non poteva non aver presente quel riferimento –e il suo equivalente visivo di certi graffianti disegni di Grosz – non voleva fare un ciclo di opere di impegno politico, salvo se non si definisca politica anche una più generica indignazione morale.

Fabio Sironi, Cranio bufalo, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano Arte

Fabio Sironi, Cranio bufalo, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano

Questi lavori, però, pongono anche altri ordini di problemi, e mettono in campo una serie di elementi che non possono essere trascurati. Il primo è che Fabio Sironi viene dal mondo dell’illustrazione: da oltre vent’anni, per esempio, la sua firma compare in calce a disegni e illustrazioni per il “Corriere della Sera”, anche se la collaborazione con la stampa periodica non è la sola attività in cui ha modo di esprimere la propria inventiva. Conta ricordare questa esperienza, però, soprattutto per il fatto che il lavoro dell’illustratore, quasi per deformazione professionale, ha acuito le sue qualità di invenzione compositiva e ideativa, oltre a sviluppare quelle attitudini di versatilità tecnica e di polistilismo indispensabili nel lavoro su commissione, ma molto utili anche quando si riversano nel lavoro creativo più libero. Viene da qui, infatti, la predisposizione al motto di spirito, all’invenzione verbale e alla sua immediata traduzione visiva. E viene da qui anche la tendenza a servirsi di stili e tecniche differenti a seconda del ciclo di opere a cui Sironi decida di lavorare: temi diversi, e differenti predisposizioni d’animo, richiedono per lui ricerche espressive precise, talvolta distanti fra loro ma coerenti nel loro procedere su binari paralleli e, talvolta, intersecanti.

Tutte queste attitudini, però, trovano un comun denominatore nel disegno come momento primario dell’invenzione e come strumento di indagine. Per Fabio è una pratica abituale girare per Milano con un taccuino e una penna ed annotare volti e situazioni, o provare infinite variazioni di motivi da approfondire fino alla soluzione più adatta. Il disegno è anche schizzo, promemoria: il disegnar veloce serve a fermare le idee, o a raccogliere le sollecitazioni del mondo esterno, ma aiuta anche a cogliere meglio gli elementi; un po’ come la macchina fotografica, ma con un passaggio di sintesi inevitabile e necessario. Lo faceva anche Leonardo da Vinci: pensando a questa mostra, infatti, Fabio aveva in mente proprio il maestro toscano e le sue caricature, chiedendosi se non potessero essere state delle persone reali, a suo tempo, all’origine di quelle mostruose deformazioni, ed ha pensato di fare qualcosa di analogo con i tempi moderni, cercando di svelare il volto nascosto della classe dirigente e dei suoi tipi umani caratteristici, dal Signor “dipendesse da me”, a quello che è Più uguale degli altri.

 Fabio Sironi, Il signor Dipendessedame, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano Arte

Fabio Sironi, Il signor Dipendessedame, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano

Un lavoro di questo genere, però, richiede una distinzione fra la fase immaginativa e quella operativa: in un primo momento, infatti, l’idea ha origine in forma verbale, e in un secondo momento assume una connotazione visiva, quasi una traduzione che ne completa il senso. Solo così potevano prendere forma personaggi come Evaristo Rossi di Pievemoscia, garante della Commissione parlamentare di controllo delle dita nel naso; se già la sola invenzione verbale di per sé è indicativa di un estro e di un’inventiva direzionati in senso comico e grottesco, la sua traduzione visiva né offre un completamento parodistico: ci si troverà infatti di fronte a un goffo elefante in giacca e cravatta che, grazie alla proboscide, può vantare indiscusse competenze scientifiche nel campo specifico. Ma tutto il bestiario selezionato da Sironi merita alcune considerazioni. Non bisogna infatti dimenticare che l’artista contemporaneo si trova di fronte a una grande libertà nell’uso delle immagini, spesso svincolate da un chiaro codice di significato: spesso, infatti, l’uso dei simboli non afferisce a una sfera di valori e di contenuti condivisi e riconoscibili, ma va ascritto ad una personale costellazione di segni. Di conseguenza, anche Sironi è stato libero di scegliere gli animali che voleva senza preoccuparsi di cosa ne dicessero i bestiari medievali, o altri libri di simboli della più varia origine. Ma proprio per questo motivo, forse, vale ancor più la pena di soffermarsi su questo canone di scelte iconografiche.

In primo luogo, per non apparire didascalico, Fabio ha scelto soprattutto animali che non fossero legati a metafore troppo facili o a modi di dire troppo scontati: rinoceronti, bufali e orsi, non compaiono nelle similitudini più frequenti nel linguaggio comune come potrebbero essere pecore o leoni, o altri animali della giungla e della fattoria. Alcuni, come il toro e l’orso, hanno significati specifici nel gergo borsistico, ma si tratta di vocabolari ristretti che non fanno parte del repertorio più diffuso. Più in generale, questo consente di mantenere dei margini di ambiguità di senso: come suggerisce l’artista stesso, sono animali in cui c’è qualcosa di non detto, che non sono gravati di significati simbolici di ordine morale, o che siano legati, nell’immaginario collettivo, ai contenuti edificanti delle favole di Esopo o di Lafontaine. Non ci sono corrispondenze immediate, insomma, fra figura animale e caratteri umani. D’altra parte, i connotati della classe dirigente sono sfuggenti, pertanto c’era bisogno di un bestiario che mantenesse certi margini di indeterminazione ed uscissero dalla caricatura, come fecero, a loro tempo, sia Orwell sia Grosz. Rimane chiara, però, la percezione che si è cercato un carattere “disumano” di questi animali, che li distogliesse da quell’aura olografica e buonista, disneyana il più delle volte, in cui sono stati relegati dall’immaginario collettivo. Per questo motivo Fabio ha pensato un doppio livello alla sua mostra: al primo piano della galleria di Gabriele Cappelletti, infatti, si vedranno “lor signori” trasformatisi in maiali, in orsi e in bufali, quasi vittime di un’epidemia analoga a quella de Il rinoceronte di Jonesco ed altrettanto difficile da intrappolare in una gabbia di senso. Al piano inferiore, invece, come in una cripta, Sironi ha ritratto una teoria di teschi dei medesimi animali, che costituiscono un memento mori molto chiaro, ma anche una sorta di avvertimento: dietro quegli animali cui la pubblicità e il cinema di animazione hanno dato l’aspetto tenero e affettuoso degli animali di pezza ci sono denti aguzzi e zanne capaci di trasformare il più mite dei pachidermi in un pericoloso strumento di distruzione. Sono metafore cupe, dunque, in cui affiora senza retorica la giusta dimensione ferina del mondo naturale. Eppure, come ricordava Mario Luzi, «Tutto / anche la cupa eternità animale / che geme in noi può farsi santa. Basta / poco, quel poco taglia come spada». Luca Pietro Nicoletti

Fabio Sironi, Evaristo Rossi di Pievemoscia, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano Arte

Fabio Sironi, Evaristo Rossi di Pievemoscia, Galleria Gabriele Cappelletti, Milano

Fabio Sironi

IL VOLTO DELLA CLASSE DIGERENTE

Galleria Gabriele Cappelletti
Via Brera, 4 – 20121 Milano
Tel. 0286466120 – Fax 0248303488
www.gabrielecappelletti.com
Orari: dalle 11 alle 13  e dalle 15 alle 19
Tutti i giorni tranne Domenica e Lunedì.
Ingresso libero
Orario del vernissage: ore 18.30.
Curatore: Luca Pietro Nicoletti.

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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Alla Fondazione Stelline di Milano la mostra  di Forgioli fino al 13 ottobre 2012
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- Una mozione di eccentricità - scrive Bonora - e, ad un tempo, di centralità: Attilio Forgioli, eccentrico rispetto alla dominante ed estenuata cronaca Postmoderna, ma centrale quanto all’iconicità storica, appare con un acuto di consistenza metafisica che, mentre intrattiene anche su contenuti “effimeri” (le scarpe, le bistecche, ecc.), li propone con la densità iconica che colma l’aspettativa estetica. > LEGGI >>
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Marino Marini, Giocoliere, 1953, bronzo, h cm 45, Studio Guastalla per Museo Tattile Statale Omero Ancona, Milano arte e cultura
Studio Guastalla di Milano contribuisce
all'ampliamento della collezione del
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Potrete vedere e toccare il Giocoliere di Marino Marini e altre opere da giovedì 15 giugno 2012, ore 17 presso le sale del Museo Omero alla Mole Vanvitelliana >>>

PEAU D’ARTS PARIS – MANON MORIN

Manon Morin
Peau d'Arts Paris, a cura di Manon Morin - Mur d'arts contemporains pour artistes, intervenants de l'art et toutes personnes qui aiment les arts. facebook.com/millemots
galerie talmart paris
Vernissage de JIZO, DIVINITE JAPONAISE de Jean-Marc Forax - 1er juin au 7 juillet 2012 - Une série de dessins aquarelles de Jizo, personnage japonais qu'on trouve sur les routes, divinité qui accompagne gaiment les enfants injustement punis.  Avec une vidéo de Shunsuke François Nanjo, et sonorisation de Hogo. Galerie TALMART - 22, rue du Cloître Saint-Merri, 75004 Paris - http://www.galerietalmart.com/

MILANO
FONDAZIONI
SPAZI ESPOSITIVI



Biblioteca di via Senato
Via Senato 14 | t. 0276215318
Info e programmi su www.bibliotecadiviasenato.it

Centre culturel français de Milan
Corso Magenta 63 | t. 02 4859191
Info e programmi su http://www.culturemilan.com

Hangar Bicocca - Spazio d’arte contemporanea
Via Chiese 2 (traversa di Viale Sarca) | t. 02 853531764
Info e programmi su http://www.hangarbicocca.it

Fabbrica del Vapore
Viale Procaccini 4 | t. 02 88464102
Info e programmi su http://www.fabbricadelvapore.org

Fondazione Alessandro Durini - Palazzo Durini
Via Santa Maria Valle 2 | t. 02 8053029
Info e programmi su http://www.fondazionedurini.com

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 | t. 02 29419232
Info e programmi su
http://www.fondazionemarconi.org

Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte 50 | t. 02 878197
Info e programmi su
http://www.mazzotta.it

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 | t. 02 29409633
Info e programmi su
http://www.mudima.net

Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Andrea Solari 35 | t. 02 89075394
Info e programmi su
fondazionearnaldopomodoro.it

Fondazione Prada
Via Fogazzaro 36 | t. 02 54670216
Info e programmi su
http://www.fondazioneprada.org

Fondazione Stelline
Corso Magenta 61 | t. 02 45462411
Info e programmi su
http://www.stelline.it

Fondazione Nicola Trussardi
t. 02 8068821
Info e programmi su
fondazionenicolatrussardi.com

Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro 1 | t. 02 581188067
Info e programmi su
http://www.formafoto.it

Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59 | t. 02 48008015
Info e programmi su
http://www.creval.it

Museo Diocesano
Corso di Porta Ticinese 95 | t. 02 89420019
Info e programmi su
http://www.museodiocesano.it

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12 | t. 02 796334
Info e programmi su
http://www.museopoldipezzoli.it

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. da Vinci
Via San Vittore 21 | t. 02 485551
Info e programmi su
http://www.museoscienza.org

Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Viale Filippo Turati 34 | tel. 02 6551455
Info e programmi su
http://www.lapermanente-milano.it

Spazio Oberdan
t. 02 77406300/6302
Viale Vittorio Veneto 2, ang. Piazza Oberdan
Info e programmi su
www.provincia.milano.it/cultura

Triennale Bovisa
Via Lambruschini 31, ang. Via Codigoro | t. 02 724341
Info e programmi su
http://www.triennalebovisa.it

Triennale di Milano
Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6 | t. 02 724341
Info su http://www.triennale.it 
www.triennaledesignmuseum.it

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